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Pavimenti industriali: UNI 11146:2005

ID 6817 | | Visite: 1473 | Documenti riservati CostruzioniPermalink: https://www.certifico.com/id/6817

UNI 11145 2005

Pavimenti industriali: UNI 11146:2005

Il Documento illustra la norma UNI 11146:2005 è suddiviso in 2 parti, nella 1a parte viene inizialmente approfondito il tema della "Planarità dei pavimenti" (requisiti e metodi), d'interesse anche per il D.Lgs. 81/2008), nella 2a parte è riportato Estratto della norma con tutti gli altri aspetti trattati dalla stessa.

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Excursus

Parte 1a

Planarità pavimento industriale: requisiti previsti da UNI 11145:2005

La planarità di un pavimento industriale interessa sia aspetti tecnici legati alla logistica e che aspetti di sicurezza e giene.

In allegato Estratto della norma UNI 11146:2005 che da indicazioni sulla progettazione, costruzione e collaudo di pavimenti industriali ed indica, in particolare:

- Classificazione dei pavimenti industriali in base all'utilizzo
- Tolleranze sulla planarità
- Tolleranze sull'orizzontalità
- Classificazione dei pavimenti industriali di calcestruzzo in base alla resistenza all'abrasione
- Metodo di prova della planarità

Planarit  pavimento industriale   Requisiti previsti da UNI 11145

Pavimentazuoni conformi

Le contestazioni in ambito edilizio, più della metà ha come oggetto del contendere una pavimentazione industriale in calcestruzzo.

Il motivo di tale situazione si può valutare analizzando le comuni modalità di progettazione e di realizzazione di queste opere, che fino alle recenti evoluzioni normative, non erano considerate strutture e realizzate unicamente sulla base di voci di capitolato, senza alcuna progettazione preliminare.

Nel 2009, attraverso l’entrata in vigore delle NTC2008 (ora NTC2018), sono stati introdotti anche in Italia gli Stati Limite di Esercizio (SLE), che hanno ampliato il concetto di struttura definito dalla Legge n. 1086/1971. Ciò ha consentito di considerare le pavimentazioni industriali in calcestruzzo strutture a tutti gli effetti, e che quindi il progettista è tenuto a dimensionare. 

Salvo aspetti contrattuali tra le parti, che comunque devono garantire il rispetto dei requisti del D.Lgs. 81/2008 (in relazione all'attività), può essere presa a "regola dell'arte", per la realizzazione di pavimenti industriali la norma:

UNI 11146:2005
Pavimenti di calcestruzzo ad uso industriale Pavimenti di calcestruzzo ad uso industriale
Criteri per la progettazione, la costruzione ed il collaudo.

Il D.Lgs. 81/2008 all'Allegato IV riporta per i pavimenti i seguenti requisiti:

D.Lgs. 81/2008
...
Allegato IV
...
1.3.1.4. avere le superfici dei pavimenti, delle pareti, dei soffitti tali da poter essere pulite e deterse per ottenere condizioni adeguate di igiene.
...
1.3.2. I pavimenti dei locali devono essere fissi, stabili ed antisdrucciolevoli nonché esenti da protuberanze, cavità o piani inclinati pericolosi
1.3.3. Nelle parti dei locali dove abitualmente si versano sul pavimento sostanze putrescibili o liquidi, il pavimento deve avere superficie unita ed impermeabile e pendenza sufficiente per avviare rapidamente i liquidi verso i punti di raccolta e scarico.
1.3.4. Quando il pavimento dei posti di lavoro e di quelli di passaggio si mantiene bagnato, esso deve essere munito in permanenza di palchetti o di graticolato, se i lavoratori non sono forniti di idonee calzature impermeabili.
...
1.3.15.1. Le parti di pavimento contornanti i forni di qualsiasi specie devono essere costituite di materiali incombustibili. Sono, tuttavia, ammessi pavimenti di legno duro e stagionato nei casi in cui ciò, in relazione al tipo di forno ed alle condizioni di impianto, non costituisca pericolo.
...
1.3.16. I pavimenti e le pareti dei locali destinati alla lavorazione, alla manipolazione, all'utilizzazione ed alla conservazione di materie infiammabili, esplodenti, corrosive o infettanti, devono essere in condizioni tali da consentire una facile e completa asportazione delle materie.
...
1.4.9. I pavimenti degli ambienti di lavoro e dei luoghi destinati al passaggio non devono presentare buche o sporgenze pericolose e devono essere in condizioni tali da rendere sicuro il movimento ed il transito delle persone e dei mezzi di trasporto.
...
1.11.2.2. I refettori devono essere ben illuminati, aerati e riscaldati nella stagione fredda. Il pavimento non deve essere polveroso e le pareti devono essere intonacate ed imbiancate.
...
6.5.3. Le stalle devono avere pavimento impermeabile ed essere munite di fossetti di scolo per le deiezioni liquide, da raccogliersi in appositi bottini collocati fuori dalle stalle stesse secondo le norme consigliate dalla igiene.

Planarità richiesta dalla norma

La planarità è lo stato di una superficie piana che non presenta irregolarità, sia convesse che concave. La planarità è indipendente dalla pendenza e dall’orizzontalità.

Il grado di planarità di una pavimentazione deve essere definito contrattualmente, anche ai fini della scelta del metodo costruttivo.

Il valore che, da normativa UNI 11146:2005, viene richiesto ad una pavimentazione in calcestruzzo é pari a +/- 4 millimetri su 1 metro, +/-5 millimetri su 2 metri e +/-6 millimetri su 3 metri.

UNI 11146:2005 
...
5. CLASSIFICAZIONE
I pavimenti di calcestruzzo ad uso industriale sono suddivisi nei tipi elencati nel prospetto 1, in base all'impiego previsto.

Tipo Campi d'impiego prevalenti Condizioni di carico più frequenti7)
1 Uffici, marciapiedi, cantine, disimpegni Statiche e dinamiche non comprese nei tipi successivi
2 Autorimesse, piazzali Automezzi su pneumatici di massa totale ≤3,5 t
3 - Magazzini e industria con uso occasionale
di transpallets, presenza di scaffalature leggere
- Piazzali autorimesse
- Carrelli elevatori con pneumatici di massa totale ≤2,5 t
- Scaffalature aventi carico massimo ≤0 kN/appoggio
- Automezzi su pneumatici di massa totale ≤13 t
4 Magazzini grande distribuzione e industria
con uso intensivo di carrelli elevatori,
presenza di scaffalature
- Carrelli elevatori con pneumatici di massa totale >2,5 t
- Transpallet con massa totale ≤1 t
- Carrelli elevatori con ruote piene di massa totale ≤4,5 t
- Scaffalature aventi carico massimo ≤30 kN/appoggio
- Automezzi su pneumatici di massa totale ≤30 t
5 Industria, scaffalature, moli e banchine
portuali e carichi speciali, piazzali
- Transpallets con massa totale >1 t
- Carrelli elevatori con ruote piene di massa totale >4,5 t
- Scaffalature aventi carico massimo >30 kN/appoggio
- Automezzi su pneumatici di massa totale >30 t

Prospetto 1 Classificazione dei pavimenti industriali in base all'utilizzo

6 REQUISITI
I pavimenti di calcestruzzo ad uso industriale devono soddisfare i seguenti principali requisiti.

6.1 Planarità

6.1.1 Generalità

Il grado di planarità di una pavimentazione deve essere definito progettualmente, anche ai fini della scelta del metodo costruttivo. I limiti di accettazione della planarità sono definiti nel prospetto 2.

Distanze tra i punti di controllo 1 m 2 m 4 m
Tolleranza ±4 mm ±5 mm ±6 mm
*) Scostamento di concavità o convessità rispetto al piano nominale determinato dal regolo utilizzato per la misurazione.

Prospetto 2 Tolleranze sulla planarità*)

Nota
Tolleranze più restrittive di quelle indicate, per esempio per magazzini destinati a stoccaggio con alte scaffalature ed impiego di carrelli elevatori a grande altezza, non sono contemplate nella presente norma e devono essere eventualmente specificate nel progetto.

6.1.2 Metodo di misurazione
La planarità deve essere verificata utilizzando o il metodo descritto nell'appendice A o altri metodi che consentano una precisione uguale o maggiore. Allo scopo di verificare la corretta posa del pavimento industriale, le tolleranze richieste devono essere verificate entro e non oltre le 72 h successive al getto e lontano almeno 50 cm dai pozzetti, dai giunti di costruzione e dagli spiccati in elevazione.

6.1.3 Criteri di accettazione La pavimentazione è accettata alla verifica di due condizioni:
- almeno il 90% delle misurazioni preventivamente concordate deve essere conforme ai valori di riferimento;
- il 10% delle misurazioni preventivamente concordate non può comunque superare il valore di riferimento aumentato del 25% in ogni singola rilevazione.

6.2 Orizzontalità

Quanto previsto nel presente punto è applicabile quando nel pavimento non siano previste pendenze per il deflusso dell'acqua. In tal caso si applica il punto 6.3.

Il pavimento industriale di calcestruzzo viene normalmente raccordato agli elementi circostanti già posizionati in quota e livello stabiliti (soglie, chiusini, basamenti, piani di scarico, ecc.) che costituiscono i raccordi del pavimento. In tali casi, l'orizzontalità non necessariamente risulta requisito applicabile.

I riferimenti dei piani quotati devono essere stabiliti progettualmente e marcati su pilastri e muri con tratti precisi ed indelebili a cura del committente. I riferimenti quotati devono essere verificati dalla direzione lavori.

In assenza di punti di raccordo, il progetto deve stabilire la quota di riferimento rispetto a caposaldi prefissati. (soglie, chiusini, basamenti, piani di scarico, ecc.).

Le tolleranze riferite alla quota di riferimento devono essere quelle definite nel prospetto 3.

Distanza tra i punti di controllo ≤10 m ≤25 m ≤50 m ≤100 m
Tolleranza ±15 mm ±20 mm ±25 mm ±35 mm

Prospetto 3 Tolleranze sull'orizzontalità

6.3 Pendenza

Quanto previsto nel presente punto è applicabile quando non sia richiesto il soddisfacimento del requisito di orizzontalità (vedere punto 6.2).

Per evitare ristagni d'acqua è necessario prevedere pendenze non minori di 15 mm/m. Le pendenze per il deflusso delle acque verso i punti di raccolta, devono essere espresse in millimetri al metro e devono essere indicate dal progettista. Per rispettare tali pendenze, la quota di colmo deve essere determinata misurando la distanza tra il punto più lontano e il punto di raccolta delle acque. Il grado di planarità dei pavimenti in pendenza deve essere misurato con il metodo di controllo riportato nell'appendice A.

6.4 Imbarcamento (Curling)

L'imbarcamento (vedere punto 3.4) reale del pavimento deve rispettare i valori prefissati nel progetto.

6.5 Resistenza all'abrasione, all'usura e all'urto

I pavimenti di calcestruzzo ad uso industriale possono essere suddivisi, in base al tipo di trattamento superficiale previsto, in tre classi, come illustrato nel prospetto 4.

Classe Condizioni di traffico più frequenti Tipo di trattamento 1)
A - Pedonale
- Automezzi su pneumatici di massa totale ≤30 T
- Carrelli elevatori su pneumatici
- Applicazione di strato di usura a basso spessore,
di almeno 2 kg/m2 con metodo "a spolvero" di
prodotto premiscelato a base di cemento e di aggregati,
aventi durezza non minore di 5*)
B - Carrelli elevatori, con ruote piene, di massa totale ≤4,5 T
- Transpallets con massa totale ≤0,5 T
- Automezzi su pneumatici di massa totale >30 T
- Applicazione di strato di usura a basso spessore, di
almeno 3 kg/m2 , con metodo "a spolvero" di prodotto
premiscelato a base di cemento e di aggregati, aventi
durezza non minore di 6*).
- Applicazione di strato di usura a basso spessore, di
almeno 6 kg/m2 , con metodo "a spolvero" di prodotto
premiscelato a base di cemento e di aggregati metallici
C - Carrelli elevatori, con ruote piene, di massa totale >4,5 T
- Transpallets con massa totale >0,5 T
- Applicazione di strato di usura ad alto spessore, di
almeno 15 kg/m2 , con metodo "a pastina" di prodotto
premiscelato a base di cemento e di aggregati,
aventi durezza non minore di 6*).
D - Usi speciali, diversi dai precedenti - Applicazione di strato di usura ad alto spessore, di
almeno 15 kg/m2 , con metodo "a pastina" di prodotto
premiscelato a base di cemento e di aggregati, aventi
durezza non inferiore a 7,5*).
- Applicazione di strato di usura ad alto spessore, di
almeno 30 kg/m2 , con metodo "a pastina" di prodotto
premiscelato a base di cemento e di aggregati metallici. 
1) Altri tipi di trattamento sono possibili, purché la durezza sia equivalente a quella ottenuta con i sistemi elencati nel prospetto.
*) Scala (Mohs). Nota Nell'impossibilità di conoscere con certezza l'effettiva intensità di traffico, è consigliabile adottare la classe superiore a quella di riferimento.

Prospetto 4 Classificazione dei pavimenti industriali di calcestruzzo in base alla resistenza all'abrasione

...

Planarit  pavimento industriale   Requisiti previsti da UNI 11145 01
Fig. 2 - Stesura CLS pompato

Planarit  pavimento industriale   Requisiti previsti da UNI 11145 03
Fig. 3 - Stesura staggiato CLS


Planarit  pavimento industriale   Requisiti previsti da UNI 11145 02
Fig. 4 - Elicotteratura calcestruzzo

UNI 11145 2005 06
Fig. 5 - Stesura manuale resina


Planarit  pavimento industriale   Requisiti previsti UNI 11145 00
Fig. 6 - Stesura resina

...

Taglio dei pavimenti industriali in calcestruzzo

Il calcestruzzo si espande o si ritira seguendo le variazioni di umidità e temperatura. I giunti di contrazione realizzati nelle pavimentazioni in calcestruzzo nelle prime ore seguenti il getto hanno lo scopo di creare sezioni meno resistenti nel calcestruzzo per governare la posizione dove le fessure risultanti dai cambiamenti dimensionali avranno luogo. La loro profondità dovrebbe essere pari ad un quarto dello spessore della pavimentazione con un minimo di 2.5 cm.

Questi giunti possono essere realizzati con diverse tecnologie che condizionano la tempistica degli interventi. La norma italiana UNI 11146 tratta di questi giunti in:

3.3.3 Giunto di deformazione (di dilatazione e di controllo o contrazione)
Giunto che ha lo scopo di assorbire i movimenti termoigrometrici della piastra di calcestruzzo:
- dilatazioni dovute a escursioni termiche (nel caso di pavimentazioni esterne),
- contrazioni dovute al ritiro igrometrico del calcestruzzo (sempre presente, ma di particolare rilievo per le pavimentazioni interne protette dall'escursione termica).
...
9.2.7.3 Giunti di controllo o contrazione
Sono definiti nel punto 3.3.3.
I tagli per i giunti devono essere realizzati al più presto, sempre in funzione delle condizioni climatiche, ambientali, del tipo di cemento e del rapporto acqua/cemento. I giunti lungo il perimetro interno dell'edificio, da realizzare per limitare le deformazioni in una zona ritenuta a rischio, devono essere progettualmente indicati.

Nota Le protezioni antinfortunistiche della macchina tagliagiunti normalmente non consentono di prolungare i tagli oltre 15 centimetri dagli spiccati in elevazione: si ritiene pertanto accettabile la conseguente relativa fessurazione di prolungamento del taglio.

Appendice A

Metodo di prova per la misura della planarità

Appoggiare al pavimento un regolo diritto e rigido di due metri di lunghezza, alle cui estremità sono applicati dei tasselli di legno da (50 × 50) mm, con spessore rispondente alla tolleranza concessa. Un terzo tassello delle stesse dimensioni deve essere inserito tra regolo e pavimento.

La figura A.1 illustra il procedimento e i possibili esiti della prova.

UNI 11145 2005 00

Figura A.1
Procedimento di prova per la misura della planarità
Legenda 1
Regolo 2
Spessore rispondente alla planarità richiesta
3 Tasselli

Appoggiando il regolo sul pavimento si avranno i seguenti casi:

UNI 11145 2005 01

Caso 1 Il regolo tocca il pavimento: Planarità fuori tolleranza

UNI 11145 2005 02
Caso 2 Il regolo non tocca il pavimento e il tassello non passa sotto il regolo: Planarità entro tolleranza

UNI 11145 2005 03

Caso 3 Il regolo non tocca il pavimento e il tassello passa sotto il regolo: Capovolgere il regolo A regolo capovolto sono possibili i seguenti casi:

UNI 11145 2005 04

Caso 3A Il tassello non passa: Planarità entro tolleranza

UNI 11145 2005 05

Caso 3B Il tassello passa: Planarità fuori tolleranza

Il metodo per verificare la planarità

Esistono in commercio specifici strumenti computerizzati per "mappare" la planarità di un pavimento:

Dove, come, quando.
Fig. 7. - Misura di planarità

Misurazione e criteri di accettabilità (condizioni)

UNI 11146:2005
...
6.1.2 Metodo di misurazione
La planarità deve essere verificata utilizzando o il metodo descritto nell'appendice A o altri metodi che consentano una precisione uguale o maggiore. Allo scopo di verificare la corretta posa del pavimento industriale, le tolleranze richieste devono essere verificate entro e non oltre le 72 h successive al getto e lontano almeno 50 cm dai pozzetti, dai giunti di costruzione e dagli spiccati in elevazione. 

6.1.3 Criteri di accettazione La pavimentazione è accettata alla verifica di due condizioni:
- almeno il 90% delle misurazioni preventivamente concordate deve essere conforme ai valori di riferimento; 
- il 10% delle misurazioni preventivamente concordate non può comunque superare il valore di riferimento aumentato del 25% in ogni singola rilevazione.

Parte 2a

UNI 11146:2005

La norma UNI 11146:2005 illustra i Pavimenti di calcestruzzo ad uso industriale e definisce i criteri da utilizzare per la progettazione, la costruzione ed il collaudo dei pavimenti di calcestruzzo ad uso industriale.

La norma UNI 11146:2005 definisce i criteri per la progettazione, l'esecuzione ed il collaudo dei pavimenti di calcestruzzo ad uso industriale, denominati anche "pavimenti industriali", costituiti da una piastra di calcestruzzo e da eventuali trattamenti superficiali atti a migliorare le prestazioni della superficie.

La norma non si applica a pavimentazioni di calcestruzzo per uso stradale o aeroportuale.

http://store.uni.com/catalogo/index.php/uni-11146-2005.html

Il presente documento è elaborato sulla norma UNI 11146:2005 (Edizione 2005).

________

Attenzione: documento elaborato su norma UNI 11146:2005, possibili riferimenti ad altre norme riportate non più in vigore.

La presente norma non si applica a pavimentazioni di calcestruzzo per uso stradale o aeroportuale.

La norma definisce i criteri per la progettazione, l'esecuzione ed il collaudo dei pavimenti di calcestruzzo ad uso industriale, denominati anche "pavimenti industriali", costituiti da una piastra di calcestruzzo e da eventuali trattamenti superficiali atti a migliorare le prestazioni della superficie.
________

3 Termini e definizioni

Ai fini della presente norma si applicano i seguenti termini e definizioni:

3.1 supporto: Insieme integrato degli strati disposti sotto il pavimento (1).

3.1.1 Sottofondo: Strato o sistema di strati sottostanti la massicciata. Il sottofondo può essere costituito dal terreno naturale oppure da un sistema composto dal terreno naturale e da strati di terreno interposti tra il suolo e la massicciata con funzioni di bonifica o di riempimento.

3.1.2 massicciata: Mono o multistrato avente la funzione di trasmettere al suolo le sollecitazioni meccaniche impresse dai carichi alla pavimentazione (2).

3.2 Pavimento di calcestruzzo

Insieme di piastra di calcestruzzo e strato di usura.

3.2.1 Strato di separazione

Strato che separa il pavimento di calcestruzzo dal supporto. Può essere composto da:

- strato di scorrimento (vedere UNI 7998);
- strato impermeabilizzante (vedere UNI 7998);
- barriera al vapore;
- ecc.

3.2.2 Strato (o manto) di usura

Strato superiore di un pavimento utilizzato come pavimentazione finita (3).

3.3 Giunto

Discontinuità nella piastra di calcestruzzo o in altri elementi costruttivi, che interessa tutto lo spessore o parte di esso (4).

3.3.1 Giunto di isolamento

Giunto che isola la pavimentazione da elementi fissi e/o singolari (muri, pilastri, travi di fondazione, pozzetti, ecc.), che serve a limitare l'innesco di fessure dovute alla impedita deformabilità della pavimentazione in prossimità di tali elementi.

3.3.2 Giunto di costruzione

Giunto che suddivide la pavimentazione in moduli di cui è prevista la realizzazione in tempi diversi. Estesi a tutto lo spessore, sono spesso organizzati in modo da trasmettere parte del carico presente su una piastra alla piastra adiacente. Si cerca in tal modo di ridurre il gradino di deformazione dovuto a un diverso schema di carico delle due piastre, che risulterebbe di ostacolo alla circolazione dei mezzi e oggetto di precoce deteriora- mento.

3.3.3 Giunto di deformazione (di dilatazione e di controllo o contrazione)

Giunto che ha lo scopo di assorbire i movimenti termoigrometrici della piastra di calce- struzzo: dilatazioni dovute a escursioni termiche (nel caso di pavimentazioni esterne), contrazioni dovute al ritiro igrometrico del calcestruzzo (sempre presente, ma di parti- colare rilievo per le pavimentazioni interne protette dall'escursione termica).

3.4 Imbarcamento (curling)

Deformazione delle piastre di calcestruzzo dovuta alle contrazioni differenziali tra le superfici superiore ed inferiore della piastra a causa della diversa velocità di evaporazione dell'acqua sulle due superfici. La deformazione si manifesta come un incurvamento concavo bidirezionale della piastra e sollevamento degli spigoli.

Nota
Questo fenomeno si manifesta su tutti i pavimenti di calcestruzzo ed è una conseguenza dell'elevato rapporto tra superficie esposta all'aria e sezione della pavimentazione. La superficie superiore è infatti direttamente esposta all'evaporazione; quella inferiore è invece a contatto con il sottofondo e quindi meno interessata da tale fenomeno. Il calcestruzzo esposto all'aria è pertanto soggetto ad un'evaporazione più rapida, e quindi ad un maggior ritiro di quello a contatto con il sottofondo. Piastre sottili (cioè con un elevato rapporto superficie/sezione), così come piastre realizzate su supporti impermeabili (barriere al vapore, pavimenti vecchi, solette, ecc.) tendono a subire un maggior imbarcamento delle piastre realizzate su supporto drenante.

3.5 Vita utile di progetto 5)

Periodo ipotizzato in cui una struttura deve essere usata per le sue finalità d'uso con manutenzioni anticipate ma senza che siano necessari sostanziali restauri.

3.6 Caposaldo

Punto fisso, non modificabile accidentalmente, rispetto al quale si imposta la quota di riferimento del pavimento da realizzare.

__________

1) Definizione tratta dalla UNI 7998:1979.
2) Definizione tratta dalla UNI 7998:1979.
3) Definizione tratta dalla UNI 13318:2002.
4) Definizione tratta dalla UNI 13318:2002.
5) Definizione tratta dalla UNI ENV 1991-1.

3.7 Planarità

La planarità è lo stato di una superficie piana che non presenta irregolarità, sia convesse che concave. La planarità è indipendente dalla pendenza e dall'orizzontalità.

4 Tipologie costruttive

I pavimenti industriali di calcestruzzo sono suddivisi nelle seguenti tipologie.

4.1 Pavimento su terreno

Nella figura 1 è illustrata la sequenza tipica di strati che caratterizza i pavimenti di calce- struzzo realizzati su terreno.

Figura 1 Pavimento su terreno

Legenda

1 Strato di usura
2 Piastra di calcestruzzo
3 Strato di separazione *)
4 Massicciata
5 Rilevato
6 Strato di bonifica
7 Suolo
a Pavimento di calcestruzzo
b Sottofondo

UNI 11145 2005 01

*) Lo strato di separazione può essere composto da:
- barriere al vapore;
- barriere ai liquidi;
- barriere di scorrimento;
- ecc.

4.2 Pavimento su soletta

Nella figura 2 è illustrata la sequenza tipica di strati che caratterizza i pavimenti di calcestruzzo realizzati su soletta

Figura 2 Pavimento su soletta

UNI 11145 2005 02

Legenda

1 Strato di usura
2 Piastra di calcestruzzo
3 Strato di separazione
4 Armatura integrativa (6)
5 Soletta
a Getto integrativo

4.3 Pavimento collaborante con soletta

Nella figura 3 è illustrata la sequenza tipica di strati che caratterizza i pavimenti di calcestruzzo collaboranti realizzati su soletta.

Figura 3 Pavimento collaborante con soletta

UNI 11145 2005 03

Legenda

1 Strato di usura
2 Armatura integrativa
3 Soletta
a Getto calcestruzzo
...

4.5 Pavimento su strato coibente

Nella figura 5 è illustrata la sequenza tipica di strati che caratterizza i pavimenti di calcestruzzo realizzati su strato coibente.

Figura 5 Pavimento su strato coibente

UNI 11145 2005 04

Legenda

1 Strato di usura
2 Piastra di calcestruzzo
3 Strato isolante
4 Supporto

____________

(6) Come previsto dalla legislazione vigente. Al momento della pubblicazione della norma, è in vigore la legge n° 1086 del 5 novembre 1971 "Norme per la disciplina delle opere di conglomerato cementizio armato, normale e precompresso, ed a struttura metallica" (G.U. N° 321 del 21-12-1971).

segue in allegato

UNI 11146:2005
Pavimenti di calcestruzzo ad uso industriale - Criteri per la progettazione, la costruzione ed il collaudo

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Nov 19, 2018 160

Regolamento edilizio tipo | ANCE Novembre 2018

Regolamento edilizio tipo | ANCE Novembre 2018 ANCE | Edizione aggiornata al 15 novembre 2018 L’art. 17 bis della Legge 11 novembre 2014, n. 164, di conversione del decreto Legge 133/2014 cd. “sblocca cantieri”, ha inserito all’articolo 4 del Dpr 380/2001 (TU edilizia) rubricato “Regolamenti… Leggi tutto
Sentenza risanamento balconi
Nov 15, 2018 264

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Cassazione Civile ordinanza Sez. 2 n. 27413 Anno 2018 Con l’ordinanza n.27413/2018 la Corte di Cassazione chiarisce che le spese per la manutenzione dei frontalini dei balconi sono da ripartire secondo apposite tabelle millesimali poiché è un intervento di competenza condominiale e attengono al… Leggi tutto
Nov 14, 2018 87

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Sentenza n. 1594 2018 TAR Puglia Con la sentenza n. 1594/2018 il TAR Puglia stabilisce che cessione di volumetria è possibile tra lotti contigui anche se non confinanti. “… devono essere contigui, nel senso che, anche qualora non si riscontri la continuità fisica tra tutte le particelle catastali… Leggi tutto

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D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380

Decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia. (Testo A) GU Serie Generale n.245 del 20-10-2001 - Suppl. Ordinario n. 239 Entrata in vigore del decreto: 1-1-2002. Collegati[box-note]D.P.R. 380/2001 Testo… Leggi tutto
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Circolare 2 febbraio 2009, n. 617 Istruzioni per l'applicazione delle «Nuove norme tecniche per le costruzioni» di cui al decreto ministeriale 14 gennaio 2008. GU n. 47 del 26 febbraio 2009 - SO n. 27 Collegati
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