
Malprof / Le patologie del settore pulizie
ID 26585 | 1° Luglio 2026 / Allegato
Il settore delle pulizie (codice 81.2) comprende attività di pulizia, lavaggio, disinfestazione in edifici e paesaggi, impiegando circa 280.500 addetti, prevalentemente donne, spesso con contratti part-time o a tempo determinato.
I rischi professionali principali derivano da agenti chimici, fisici e biologici, movimentazione manuale dei carichi, posture scorrette e fattori psicosociali. Le malattie più frequenti riguardano il sistema muscoloscheletrico e le malattie della pelle, pur rappresentando una quota minoritaria rispetto al totale delle patologie del settore, evidenziano un rapporto di rischio proporzionale (PRR) elevato per collaboratori domestici e colf dipendenti di aziende. È fondamentale migliorare formazione e sorveglianza sanitaria.
Secondo la classificazione Ateco 2007 il settore delle pulizie, identificato con il codice 81.2 comprende tutte le attività di pulizia, lavaggio e disinfestazione, includendo le attività di servizi per fabbricati e paesaggio, la pulizia generale di edifici, la pulizia specializzata (ad es. di impianti e macchinari industriali e la sterilizzazione di attrezzature medico-sanitarie), altre attività di pulizia (ad es. rimozione di neve e ghiaccio, pulizia di piscine, di treni, di aerei, di cisterne per trasporti, ecc.).
Sono esclusi alcuni servizi, tra cui quelli di colf e pulitori, quando i datori di lavoro sono le famiglie o i condomini (le stesse mansioni, invece, sono comprese nel caso in cui vengono svolte alle dipendenze di aziende di pulizia); non sono compresi neanche il trattamento, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, le lavanderie ed il lavaggio di autoveicoli.
Gli addetti del comparto delle pulizie sono oltre 290.000 (Banca dati statistica Inail - addetti 2024) e svolgono diverse mansioni in orari anche insoliti e in una vasta gamma di ambienti (uffici, ospedali, alberghi, ecc.). Inoltre, operando come dipendenti diretti o presso strutture gestite da terzi, i lavoratori sono esposti a più rischi eterogenei legati non solo alle proprie attività, ma anche al luogo dove le svolgono. L’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) focalizza la sua attenzione sul lavoro dignitoso e i diritti dei lavoratori, tra cui quelli che svolgono lavori manuali e di pulizia, promuovendo la formazione e la sensibilizzazione sulla sicurezza e salute sul lavoro, in modo particolare per i rischi legati all’uso di prodotti chimici e alla movimentazione manuale di carichi.
Vari sono gli studi condotti, anche recentemente, negli addetti alle pulizie da cui è emerso che in questo settore sono frequenti malattie respiratorie e malattie della pelle associate al lavoro e che nella maggior parte dei casi queste riguardano donne che lavorano a tempo parziale, con una quota significativa di stranieri.
I pericoli e i rischi ai quali sono esposti gli addetti alle pulizie variano a seconda del luogo di lavoro in cui operano, e alle specifiche mansioni cui sono adibiti, in generale tra le principali fonti di pericolo si possono rilevare:
- i rifiuti raccolti (ad es. polveri di legno nelle falegnamerie, materiali contaminati da liquidi organici nelle strutture sanitarie, rifiuti tossici e nocivi, ecc.);
- gli ambienti e le superfici (ad es. servizi igienici, pavimenti, arredi, suppellettili), contenitori, cisterne con residui di sostanze nocive (olii, resine, ecc.) o presenza di agenti biologici;
- le sostanze detergenti e disinfettanti utilizzate;
- le attrezzature usate per effettuare la pulizia.
I rischi di sviluppare malattie professionali per i lavoratori del settore sono dovuti principalmente all’esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici, fra cui agenti con capacità irritante e sensibilizzante ma anche alla movimentazione manuale dei carichi, posture scorrette, movimenti ripetuti ed in particolare:
- rischio chimico dovuto al tipo di prodotti impiegati, alle caratteristiche dell’ambiente di lavoro in cui vengono utilizzati e alle condizioni di utilizzo;
- rischio biologico dovuto all’esposizione a diversi tipi di agenti biologici, come microrganismi (batteri, virus e muffe) ma anche al contatto con insetti e animali (come nel caso delle attività di disinfestazione);
- rischio fisico dovuto a rumore o vibrazioni emessi dalle macchine utilizzate per le pulizie;
- rischio da movimentazione manuale dei carichi, posture incongrue, movimenti ripetuti: gli addetti alle pulizie possono eseguire lavori ripetitivi e movimentazioni manuali con posture scomode a causa delle scarse caratteristiche ergonomiche delle attrezzature da lavoro.
Sono inoltre, presenti anche in questo settore rischi psicosociali da cui derivano casi di lavoratori affetti da stress lavoro correlato, mobbing, molestie e atti di violenza, spesso legati alla concomitanza di rapporti di lavoro precari, talora sottopagati, ad intensa pressione lavorativa, con orari di lavoro discontinui, frammentati e non flessibili. A ciò contribuisce inoltre il fatto che si tratta prevalentemente di lavoratori di sesso femminile, spesso di età avanzata e immigrati, talora con difficoltà linguistiche.
Altri fattori di rischio sono gli agenti ad azione sensibilizzante ed irritante presenti nei prodotti detergenti e disinfettanti utilizzati (in particolare, ad esempio, se i prodotti vengono usati senza le opportune diluizioni, al fine di aumentare la capacità detergente del prodotto) e all’origine delle malattie a carico dell’apparato respiratorio come l’asma e la rinite e le malattie della pelle, come la dermatite da contatto e l’eczema. Fattori che possono poi favorire le malattie della pelle possono essere rappresentati dal frequente lavaggio delle mani, che può ridurre il film idrolipidico che funge da barriera di protezione, l’umidità in cui si opera, che favorisce la macerazione ed infine l’abrasione meccanica della cute per le manovre inerenti all’attività svolta. La forza lavoro è prevalentemente femminile (circa il 65%) e la maggior parte dei lavoratori lavora part-time (circa il 60%) o con contratti a tempo determinato di breve durata (fonte Istat).
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Fonte: INAIL
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