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Dati INAIL 04.2026 / Industria chimica: Infortuni sul lavoro e malattie professionali

Dati INAIL 04.2026 Industria chimica: Infortuni sul lavoro e malattie professionali

Dati INAIL 04.2026 / Industria chimica: Infortuni sul lavoro e malattie professionali

ID 26238 | 15 Maggio 2026 / Allegato

Industria chimica, infortuni in crescita dopo la pandemia ma frequenza e gravità restano sotto la media del manifatturiero

Il 95% dei manufatti industriali contiene una componente chimica, eppure l’industria che li produce resta spesso invisibile agli occhi dell’opinione pubblica. Con oltre 114mila addetti e circa 4.100 aziende attive nel 2023, il settore è caratterizzato da una dimensione media d’impresa quasi tre volte superiore a quella del comparto manifatturiero nel suo complesso e nel quinquennio 2019-2023 ha registrato una crescita degli occupati di circa il 4,5%, a fronte di una sostanziale stabilità del manifatturiero. È su questo sfondo che si inserisce l’analisi del nuovo numero di Dati Inail, periodico curato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, che traccia il bilancio aggiornato degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali in questa filiera produttiva strategica per l’economia italiana.

Nel 2024 sfiorati i livelli pre-Covid. Dopo il calo registrato negli anni della pandemia, gli infortuni denunciati nell’industria chimica nel 2024 sono tornati a superare i duemila casi annui, sfiorando i livelli pre-Covid con 2.082 denunce. Il settore mantiene tuttavia indici di frequenza e gravità significativamente più bassi rispetto alla media del comparto manifatturiero: nel triennio 2021-2023 si contano infatti 6,53 infortuni indennizzati ogni mille addetti, contro i 12,12 del manifatturiero, e 0,68 giornate perse per addetto, rispetto a 1,15. Una differenza che caratterizza sia gli infortuni con esito temporaneo sia quelli con postumi permanenti. I casi riconosciuti positivamente riguardano l’80% degli eventi avvenuti in occasione di lavoro e il 67% di quelli occorsi in itinere, nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro.

In itinere quasi un caso su quattro. Un elemento che distingue l’industria chimica dal resto del manifatturiero riguarda proprio gli infortuni in itinere. Tra il 2020 e il 2024 la loro quota ha rappresentato in media il 23% del totale, contro il 16% dell’industria manifatturiera nel suo complesso. Nel 2024, in particolare, le 488 denunce per incidenti nel tragitto casa-lavoro-casa hanno superato il numero registrato in tutti gli anni precedenti del periodo analizzato. Tanto per gli uomini quanto per le donne il coinvolgimento di un mezzo di trasporto risulta il fattore determinante, con un’incidenza media del 92% tra i lavoratori e dell’84% tra le lavoratrici.

Profilo degli infortunati e differenze di genere. Gli infortuni accertati positivamente e avvenuti durante lo svolgimento dell’attività lavorativa vedono coinvolto un uomo nell’83% dei casi, con un’età media di 42 anni. L’82% degli eventi si concentra nel Nord Italia – il 51% nel Nord-Ovest e il 31% nel Nord-Est – dove opera la maggioranza delle aziende e dei lavoratori esposti al rischio. Lombardia ed Emilia-Romagna, in particolare, ospitano più della metà degli addetti del settore. Per quanto riguarda le professioni più coinvolte, tra le lavoratrici infortunate prevalgono le addette alle macchine confezionatrici (38% dei casi femminili), mentre tra i lavoratori sono più colpiti gli operatori di macchinari e impianti per la chimica di base (27%), seguiti dai conduttori di macchinari per articoli in gomma e materie plastiche (13%). Differenze di genere emergono anche per le cause degli infortuni: lo scivolamento con caduta pesa per il 22,6% tra le donne, contro l’11,5% tra gli uomini. I postumi degli infortuni sono quasi sempre temporanei (92%), con un’assenza media dal lavoro di 27 giorni. I 16 casi mortali riconosciuti nel quinquennio hanno riguardato esclusivamente uomini e si concentrano per il 75% nella fabbricazione di esplosivi: 13 dei 16 decessi sono stati causati da esplosioni, alcune delle quali hanno coinvolto più lavoratori contemporaneamente.

Le malattie professionali. Con 186 denunce nel 2024, pari all’1,2% del totale del manifatturiero, le malattie professionali dell’industria chimica rappresentano un fenomeno quantitativamente limitato, ma tutt’altro che secondario sotto il profilo qualitativo. La categoria più numerosa riguarda l’apparato osteomuscolare e il tessuto connettivo (58,1% dei casi nel 2024), riconducibile a posture scorrette e movimenti ripetitivi, soprattutto tra chi opera su macchinari e linee di confezionamento. In forte aumento i tumori professionali, causati principalmente dall’esposizione a sostanze chimiche, metalli e polveri, che nel 2024 incidono per il 14% dei casi, con una crescita del 73,3% rispetto all’anno precedente e una prevalenza di mesoteliomi e tumori ai bronchi e ai polmoni. Raddoppiate anche le patologie del sistema nervoso, per il 90% riconducibili alla sindrome del tunnel carpale. In calo invece le malattie respiratorie (-48,4%) e quelle dell’udito (-31,6%). L’82,3% delle denunce riguarda lavoratori di sesso maschile, con l’eccezione del comparto dei detergenti e cosmetici, dove la componente femminile raggiunge il 48,7%. Il Nord raccoglie il 55,9% dei casi, con la Lombardia al primo posto tra le regioni (24,7%), seguita da Emilia-Romagna (16,7%) e Toscana (11,3%).

La normazione volontaria per la valutazione dell’esposizione agli agenti chimici. Il nuovo numero di Dati Inail dedica un approfondimento anche al sistema di valutazione del rischio da esposizione chimica, che in Italia si basa sull’integrazione tra la legislazione vigente in materia di salute e sicurezza sul lavoro e la normazione tecnica volontaria. L’obiettivo è fornire un supporto metodologico e operativo per la corretta valutazione dell’esposizione agli agenti chimici presenti nei luoghi di lavoro, promuovendo un approccio sistematico e coerente con i riferimenti normativi e tecnico-scientifici di settore. Le norme tecniche, pur non obbligatorie, diventano infatti fondamentali strumenti applicativi e sono richiamate anche dal Testo unico in materia di sicurezza sul lavoro (d.lgs. 81/2008).

La norma UNI EN 689:2019 e il Manuale UNICHIM 208. La norma UNI EN 689:2019, in particolare, definisce un modello strutturato e armonizzato anche a livello europeo per la valutazione dell’esposizione per inalazione ad agenti chimici, consentendo di verificare con elevato grado di affidabilità il rispetto dei limiti di esposizione professionale. A supporto della sua applicazione nel contesto italiano, nel 2024 è stato pubblicato il Manuale UNICHIM 208, che guida il valutatore nelle scelte metodologiche che la norma chiama a effettuare e assicura la coerenza con i requisiti del Testo unico. L’integrazione tra legislazione, standard tecnici e strumenti operativi rappresenta un elemento chiave per una prevenzione efficace, orientata alla tutela della salute dei lavoratori e all’allineamento continuo con i progressi scientifici e regolatori.

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Fonte: INAIL

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