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Dati INAIL 5/2026 | Settore Fabbricazione dei prodotti in metallo

Dati INAIL 5/2026 | Settore Fabbricazione dei prodotti in metallo

Dati INAIL 5/2026 | Settore Fabbricazione dei prodotti in metallo

ID 26500 | 22 Giugno 2026 / Allegato

Il nuovo numero del periodico curato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto è dedicato a questo settore, snodo centrale tra la siderurgia pesante e l’industria dei macchinari, che con oltre 610mila occupati e un valore aggiunto di quasi 42 miliardi di euro rappresenta un pilastro dell’industria manifatturiera italiana

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ROMA - Tra il 2020 e il 2024 le denunce di infortunio in occasione di lavoro degli addetti alla fabbricazione di prodotti in metallo sono passate da 14.065 a 16.248, con un incremento del 15,5%, mentre quelle relative a incidenti avvenuti in itinere, nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro, hanno registrato un incremento decisamente più marcato, da 1.685 a 2.603 (+54,5%). A rilevarlo è il nuovo numero del periodico Dati Inail, curato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, interamente dedicato a questo comparto strategico dell’economia italiana, snodo centrale tra la siderurgia pesante e l’industria dei macchinari.

Oltre 69mila imprese e quasi 119 miliardi di fatturato. Secondo i dati Istat, la fabbricazione di prodotti in metallo, che comprende attività come la carpenteria, lo stampaggio, la saldatura, i trattamenti dei materiali e le loro finiture, nel 2023 contava 69.264 imprese attive, un fatturato di 118,9 miliardi di euro e un valore aggiunto superiore ai 41,6 miliardi, in crescita del 17,8% rispetto al 2021. Gli occupati hanno superato le 610mila unità, con un incremento di quasi 30mila addetti nel biennio.

L’andamento delle denunce nel quinquennio 2020-2024. Le denunce di infortunio nella fabbricazione di prodotti in metallo nel periodo 2020-2024 sono state 82.778 in occasione di lavoro e 11.847 nel tragitto casa-lavoro-casa. Per quanto riguarda gli infortuni avvenuti durante lo svolgimento dell’attività lavorativa, il 2022 ha segnato il picco con 17.892 denunce, per poi registrare un progressivo ridimensionamento fino alle 16.248 del 2024. Per gli infortuni in itinere, invece, dopo il forte incremento successivo alla fase pandemica, nell’ultimo triennio l’andamento è stato sostanzialmente stabile.

Sui casi mortali un peso rilevante della componente stradale. I decessi denunciati nel quinquennio sono stati 209, di cui 163 occorsi in occasione di lavoro e 46 nel percorso casa-lavoro-casa. I casi mortali avvenuti in occasione di lavoro, in particolare, dopo le 39 denunce del 2020 sono diminuiti del 20,5% nel 2021 e del 12,9% nel 2022, per risalire del 3,7% nel 2023 e del 35,7% nel 2024 (38 decessi). L’andamento suggerisce una dinamica non lineare, nella quale la riduzione delle denunce osservata nell’ultimo anno analizzato non si accompagna a una diminuzione della componente più grave del fenomeno. I dati provvisori del 2025 indicano però un nuovo decremento dei casi mortali rispetto all’anno precedente. I decessi in itinere, pur riferendosi a volumi complessivi di denunce molto inferiori, pesano per circa il 22% sul totale dei casi mortali, a conferma della particolare pericolosità del rischio stradale.

La quota più elevata di indennizzi nella fascia tra i 50 e i 64 anni. L’analisi per fasce d’età evidenzia che la quota più elevata degli infortuni indennizzati in occasione di lavoro nel 2024 riguarda i lavoratori tra i 50 e i 54 anni (13,8%), seguiti da quelli delle classi 45‑49 anni (11,9%) e 55‑59 anni (11,8%). Con il 31,1% dei casi codificati la causa più ricorrente tra gli infortuni indennizzati in occasione di lavoro nel 2024 è la perdita di controllo totale o parziale di una macchina, di un mezzo di trasporto, di un utensile a mano o di un oggetto.

Ferite e contusioni le lesioni più frequenti. La distribuzione per natura e sede della lesione conferma il ruolo centrale dell’interazione con macchine, utensili e materiali. Prevalgono infatti le ferite (33,3%), le contusioni (26,4%), le fratture (17,4%) e le lussazioni, distorsioni e distrazioni (12,7%). La mano è di gran lunga la parte del corpo più colpita, con il 43,1% dei casi, seguita da occhi, piedi e caviglie che nel complesso raggiungono il 17,8% degli infortuni indennizzati in occasione di lavoro. Negli infortuni in itinere, invece, la colonna vertebrale rappresenta la sede di lesione più frequente (30,2% dei casi indennizzati), in coerenza con le dinamiche degli incidenti stradali e con la rilevanza dei traumi distorsivi del rachide cervicale.

Trend in crescita per le malattie professionali. Sul fronte delle malattie professionali, le denunce presentate nel 2024 hanno raggiunto quota 2.417, con un incremento del 21,3% rispetto alle 1.993 dell’anno precedente. Circa il 42% dei casi riguarda la fabbricazione di porte, finestre e strutture metalliche, il 29% coinvolge lavorazioni di meccanica generale, trattamenti o rivestimenti dei metalli, il 15% è legato alla produzione di altri prodotti in metallo, mentre il 6,2% interessa la metallurgia delle polveri. Poco più del 66% delle tecnopatie denunciate (1.606 casi) ha interessato l’apparato muscolo-scheletrico, segnando un incremento del 27,1% rispetto al 2023. La maggior parte delle patologie insorge in contesti dove è comune l’utilizzo di utensili vibranti, come vibrovagli industriali, caricatori forno e smerigliatrici, oppure dove vengono svolti movimenti ripetitivi, movimentazione di carichi, sforzi prolungati e posture non corrette.

Stop all’uso dei diisocianati senza formazione. L’ultimo approfondimento del nuovo numero di Dati Inail è dedicato ai rischi connessi all’utilizzo dei diisocianati, sostanze ampiamente impiegate nella produzione di vernici per metallo, nell'industria automobilistica e metalmeccanica. Salvo formulazioni a bassissima concentrazione, il regolamento europeo REACH, con la restrizione n. 74, impone dal 24 agosto 2023 una formazione specifica per tutti gli utilizzatori industriali e professionali di diisocianati, articolata su tre livelli progressivi in relazione all’entità dell’esposizione. L’obbligo formativo deve essere rinnovato ogni cinque anni e documentato con esito positivo.

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Fonte: INAIL

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