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La chimica in Italia include anche migliaia di piccole e medie imprese, attive soprattutto nei settori della chimica fine e specialistica dove le economie di scala sono molto meno rilevanti che nella chimica di base. Rispetto alle PMI degli altri settori industriali, quelle chimiche si differenziano sotto due punti di vista: da un lato, sono decisamente più avanzate e più produttive (valore aggiunto per addetto del 75% più elevato), dall’altro, sono soggette a un carico normativo e burocratico decisamente maggiore soprattutto negli ambiti di salute, sicurezza e ambiente. Queste normative tipicamente prevedono gli stessi requisiti per le imprese di grandi dimensioni e per le PMI, di conseguenza – agendo come costo fisso – per queste ultime risultano più penalizzanti in termini di incidenza.
Normative inutilmente complesse danneggia no la competitività di tutta l’industria chimica ma rischiano persino di bloccare i processi di sviluppo delle PMI in quanto – non avendo personale dedicato al regulatory – sottraggono risorse ad attività strategiche quali la ricerca o l’attività stessa dell’imprenditore.
Fonte: Federchimica
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