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Relazione inquinamento derivante utilizzo gessi rossi prodotti a Scarlino

ID 15061 | | Visite: 2439 | News ambientePermalink: https://www.certifico.com/id/15061

Relazione inquinamento derivante dall utilizzo dei gessi rossi prodotti a Scarlino

Relazione sull’inquinamento derivante dall’utilizzo dei gessi rossi prodotti a Scarlino

ID 15061 | 30.11.2021

24 Marzo 2021 - Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati 

INDICE
1. Premessa generale su produzione e impiego dei gessi rossi
2. La documentazione acquisita
3. L’utilizzo dei gessi rossi nel recupero dell’ex cava esaurita di Montioni
4. Le condizioni per l’utilizzo dei gessi rossi per il recupero ambientale
5. Le tabelle delle analisi effettuate da ARPA Toscana
6. L’impatto dei gessi rossi sulle falde acquifere
7. La destinazione dei gessi rossi e risparmi sul loro smaltimento
8. Lo studio dell’Università di Siena
9. L’utilizzo dei gessi impiegati come copertura di discariche
10. L’utilizzo dei gessi rossi in agricoltura
11. Le indagini dei Carabinieri
12. Le Indagini della Procura della Repubblica in Firenze
13. Le alternative per ridurre la produzione dei rifiuti
14. Conclusioni
15. Allegato: N. 2 Cartine indicanti posizione della fabbrica Venator di Scarlino e la posizione della Cava di Poggio Speranzona in località Montioni a Follonica

...

I “gessi rossi” sono un rifiuto realizzato, mescolando i residui di due diverse produzioni: le marmettole della provincia di Carrara e i fanghi rossi della provincia di Grosseto.

La marmettola è un rifiuto speciale, residuo della lavorazione delle cave di marmo, mentre i fanghi rossi sono il rifiuto liquido - fangoso, di colore rosso, residuo della produzione del Biossido di Titanio nello stabilimento della società Tioxide Europa srl, situato nella piana del comune di Scarlino, in provincia di Grosseto.

La Huntsman Tioxide, ora Huntsman Pigments and Additives Italy, è stata di recente rilevata dalla società Venator.

La Venator Materials Corporation è una società chimica leader, specializzata nello sviluppo e nella produzione di pigmenti di biossido di titanio, pigmenti colorati inorganici e altri additivi, quali prodotti a base di solfato di bario e per il trattamento delle acque. La Venator ha uno dei più vasti portafogli di prodotti del settore e ha costruito la sua posizione di leader da molti anni, divenendo l’unica azienda produttrice in Italia del Biossido di Titanio.

I prodotti Venator vengono utilizzati come ingredienti in migliaia di oggetti quotidiani, tra cui pitture in campo industriale e civile, plastica, cosmetici, carta, prodotti farmaceutici, fibre, film, inchiostri, catalizzatori, calcestruzzo, materiali da costruzione e purificazione dell’acqua (soprattutto, vengono utilizzati nelle vernici, tant’è che più una vernice è di alto pregio, più ossido di titanio contiene).

La Venator Materials Corporation, con sede a Wynyard (Regno Unito), è quotata in borsa a Wall Street (USA) e dal 3 agosto 2017 impiega oltre 4.500 collaboratori nel mondo, con una rete globale di 27 siti produttivi e ricavi, nel 2016, superiori a 2 miliardi di dollari. La Venator è stata costituita scorporando la divisione pigmenti e additivi della società Huntsman Corporation, con sede negli Stati Uniti, anch’essa quotata a Wall Street. Attualmente, il principale azionista della Venator è proprio la Huntsman Corporation.

L’impianto di Scarlino occupa circa 400.000 mq di terreno, di cui 150.000 mq coperti dagli apparati produttivi e dalle strutture complementari.

I “gessi rossi” sono sostanzialmente costituiti da solfati di calcio, miscelati con biossido di titanio, ossidi di ferro e con la presenza al loro interno di altri metalli, quali manganese, nichel, rame, ferro, cromo, vanadio, ecc. oltre che con la presenza anche di cloruri e solfati.

Più dettagliatamente, si chiarisce di seguito la loro formazione, specificandone anche le reazioni chimiche.

Il “gesso rosso” è un rifiuto che si origina come scarto della produzione di Biossido di Titanio (scarto che è liquido-fangoso e che diviene solido per la precipitazione con il carbonato di calcio contenuto nella marmettola). Il minerale che contiene Titanio viene fatto reagire con Acido solforico (H2SO4) per estrarre il Titanio che si trasforma in Solfato di Titanio, che poi con calore e acqua si trasforma in Biossido di Titanio.

Da questa reazione rimane uno scarto di Acido Solforico che contiene anche Solfato di Ferro, perché il Ferro era presente nel minerale di Titanio di partenza.

Questo scarto, costituito dalla miscela acida di Acido Solforico e di Solfato di Ferro, viene neutralizzato con Carbonato di Calcio (CaCO3) e con Idrato di Calcio (Ca(OH2)) e da questa neutralizzazione si origina il rifiuto denominato “gesso rosso” perché è composto da Solfato di Calcio, il cui colore sarebbe naturalmente bianco, ma che mescolato con l’Idrato di Ferro, che è invece di colore rosso, finisce con l’assumere una colorazione rossastra.

Allo stato attuale, il “gesso rosso” è un rifiuto speciale non pericoloso, codificato con il codice CER 06.11.01 - “rifiuti prodotti da reazioni a base di calcio nella produzione di biossido di titanio”.

Tuttavia, di recente, il Biossido di Titanio è stato riclassificato e inserito nel regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, concernente l’etichettatura delle sostanze pericolose, con l’indicazione di pericolo H351 - cancerogeno di categoria 2, indicazione di pericolo che farebbe classificare un rifiuto come pericoloso se in esso è contenuto un quantitativo di Biossido di Titanio uguale o superiore all’1 per cento.

La nuova classificazione entrerà in vigore nell’autunno del 2021, con la conseguenza che il gesso rosso, in futuro, potrebbe anche essere classificato come rifiuto pericoloso, se il contenuto di Biossido di Titanio in esso presente fosse superiore alla suddetta percentuale.

Altro dato di rilievo sono le enormi quantità di gessi rossi prodotte, se si considera che, nell’ambito del processo produttivo di biossido di titanio, della Tioxide, viene prodotto uno scarto costituito per l’appunto dal gesso rosso, con un rapporto di 1 a 6. Il rapporto di 1 a 6 sta a significare che per ogni tonnellata di Biossido di Titanio prodotta si generano 6 tonnellate di gessi rossi, che in qualche modo vanno smaltiti.

Le modalità di smaltimento dei gessi rossi prodotti dalla società Venator Italy di Scarlino, nonostante la loro natura di rifiuti, hanno avuto solo in minima parte, la loro destinazione finale nella discarica interna presente a “piè di fabbrica”.

La discarica cosiddetta “a piè di fabbrica” è la seconda attività sottoposta ad AIA all’interno del perimetro di impianto e la zona è stata individuata come sito di discarica per i rifiuti di processo, originati dalla produzione del Biossido di Titanio.

Viceversa, a partire dall’anno 2004, tali rifiuti sono stati smaltiti, mediante il loro utilizzo, per i seguenti usi:

- impiego di gessi rossi, per il recupero di ex cave esaurite;
- impiego di gessi rossi, per la copertura di discariche;
- impiego di gessi rossi in agricoltura, come correttivi dei terreni agricoli;
- impiego di gessi rossi, in piccola percentuale, nei cementifici.

Una prima breve relazione sui gessi rossi era stata inserita nella relazione sulla regione Toscana (da pag. 104 a pag. 107), approvata dalla Commissione di inchiesta in data 28 febbraio 2018.

In questa prima nota, la Commissione aveva rilevato che i rifiuti costituiti dai gessi rossi non erano idonei per essere recuperati per ripristinare ex cave esaurite, né per ricoprire discariche e, tantomeno, per essere impiegati come correttivi in agricoltura.

Una seconda relazione sui gessi rossi era stata predisposta dai consulenti della Commissione e inserita nel dossier della Commissione per la missione in Toscana del 19-20 febbraio 2020.

Questa seconda relazione, fatta sulla base di 62 documenti nuovi e più dettagliati sui gessi per la maggior parte pervenuti da parte del Comitato Fiume Bruna, confermava quanto già sottolineato nella relazione sulla regione Toscana approvata dalla Commissione il 28 febbraio 2018, e cioè che l’impiego dei gessi rossi provocava un impatto ambientale negativo sulle matrici falda e suolo, causato dall’uso improprio che di essi veniva fatto come recupero e ripristino ambientale, in quanto essi erano potenzialmente inquinanti delle suddette matrici ambientali.

La relazione è agli atti della Commissione, ma essa viene ripresa e riaggiornata con la presente relazione, a seguito delle successive verifiche effettuate con la missione in Toscana del 19/20 febbraio 2020, e a seguito dei nuovi documenti aggiornati richiesti e ricevuti dalla regione Toscana, dall’ARPA Toscana e dal comune di Follonica, comune dove è ubicata la cava esaurita di Poggio Speranzona, in località Montioni, cava presso la quale è stata recapitata, dal 2004 ad oggi, la maggior quantità dei gessi rossi prodotti a Scarlino.

[...] Segue in allegato

Fonte: Commissioni di inchiesta parlamentare sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati

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