
L’incidente al petrolchimico di Manfredonia del 1976: una sciagura dimenticata
ID 26466 | 15 Giugno 2026 / Documento APSF allegato - Download Sentenza CEDU 1998
La storia del polo petrolchimico ANIC-Enichem di Manfredonia inizia nel 1967, quando il CIPE autorizzò l’insediamento industriale ai piedi del Gargano senza consultare la comunità locale.
Nato con la promessa di sviluppo e occupazione per il Mezzogiorno, lo stabilimento per la produzione di fertilizzanti e caprolattame si trasformò presto in un incubo ambientale e sanitario, definito dai cittadini una "catastrofe continuata".
Il trauma del 1976 e l’incendio del 1984
Il punto di rottura avvenne il 26 settembre 1976: l’esplosione di una colonna di lavaggio sprigionò 32 tonnellate di arsenico, contaminando lavoratori e territorio.
Nonostante i tentativi aziendali di minimizzare l’accaduto, i livelli di veleno nelle urine degli abitanti risultarono migliaia di volte superiori alla norma.
Un altro evento cruciale fu l’incendio del 17 maggio 1984 nel magazzino del caprolattame.
Innescato accidentalmente durante la sigillatura dei sacchi, il rogo causò esplosioni di bombole di acetilene e minacciò tre serbatoi di cloro. Solo l’eroico intervento dei Vigili del Fuoco dello stabilimento (gli "Uomini Rossi"), supportati dai comandi di Foggia e dell’Aeronautica, evitò una tragedia di proporzioni incalcolabili.
Tre vigili rimasero ustionati e i danni superarono i 7 miliardi di lire.
L’eredità di veleni e la lotta civile
La cronologia degli incidenti è fitta: fughe di ammoniaca, nubi di gas nitrosi e sversamenti di acidi hanno segnato un ventennio di attività.
La battaglia per la verità fu incarnata dall’operaio Nicola Lovecchio, che prima di morire di tumore nel 1997 denunciò il nesso tra le produzioni e le patologie dei lavoratori.
Nel 1988, la città si oppose fermamente alla permanenza dell’industria e alle "navi dei veleni" con un referendum storico.
Nonostante la chiusura definitiva degli impianti negli anni ’90 e la condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (1998) sul ricorso di 40 donne firmatarie per la mancata informazione ai cittadini, la ferita resta aperta.
Le bonifiche tardive e incomplete non hanno ancora cancellato l’arsenico dalla catena alimentare, lasciando Manfredonia come simbolo del sacrificio ambientale in nome di uno sviluppo industriale non governato.
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Associazione Pompieri Senza Frontiere 02.2026
SIN di Manfredonia
Il SIN di Manfredonia ha un’area perimetrata a terra pari a circa 217 ettari mentre l’area a mare prospicente il polo chimico è circa 853 ettari.
Il sito in generale è caratterizzato dalla presenza di alcune discariche non controllate di rifiuti urbani (ex cave di calcarenite) ed industriali (aree interne allo stabilimento ex Agricoltura S.p.A. in liquidazione, ora Eni Rewind S.p.A. (già Enichem).
Lo stabilimento ex Agricoltura S.p.A. occupava una superficie totale di circa 130 ha (di cui 60 riservati a strutture coperte) e si componeva di 17 aree denominate Isole separate da strade. L’area dello stabilimento ex Agricoltura S.p.A. è stata interessata dalla caratterizzazione sin dal 1976, a seguito dell’incidente causato dall’esplosione di una colonna di strippaggio dell’impianto ammoniaca sito in isola 5, che procurò la fuoriuscita di arsenico la cui contaminazione interessò una vastissima area.
Principali problematiche ambientali
La contaminazione puntuale dei suoli è costituita principalmente da metalli pesanti (mercurio, piombo, zinco, etc.), non metalli (arsenico) e composti organici (BTEX, caprolattame, IPA, etc.) mentre le acque di falda sono contaminate da BTEX, caprolattame, IPA, arsenico, mercurio, zinco, alluminio, nichel, piombo, nonché azoto ammoniacale.
Nelle aree di proprietà privata, a destinazione agricola, di superficie pari a circa 29,5 ettari. Caratterizzate nel 2013 dall’allora Commissario delegato per l’emergenza rifiuti della Regione Puglia, sono emersi diffusi superamenti dei parametri berillio, stagno e tallio nei suoli e diffusi superamenti a carico delle acque di falda del parametro solfati e superamenti puntuali per i parametri benzene, cloroformio, cromo VI, arsenico, fluoruri, boro, ferro e manganese.
Le acque di falda sottostanti le aree delle discariche definite pubbliche (Pariti I, Pariti II e Conte di Troia) hanno mostrato contaminazione da metalli pesanti e composti organici.
Nelle Aree pubbliche costituite dalle discariche (Conte di Troia, Pariti I RSU, Pariti I liquami e Pariti II) le attività di Messa in Sicurezza Permanente/bonifica sono state portate avanti dal Commissario per l’emergenza ambientale in Puglia e si sono concluse tra il 2011-2014.
Nelle aree di proprietà Eni Rewind sono in corso le attività di bonifica nei suoli e nella falda.
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