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Burn-out: OMS / Test MBI / Note

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Burn out

OMS / Test MBI /  Riferimenti normativi / Note

Allegato Documento generale di illustrazione del burn-out, test MBI (Maslach Burnout Inventory) settori:
- Human Services Survey (MBI-HSS),
- Educators Survey (MBI-ES),
con riferimenti normativi e altri documenti d'interesse.

Il Burn-out è un  "fenomeno occupazionale" non è una malattia: OMS

burn-out nell'11a revisione della classificazione internazionale delle malattie (ICD-11) come fenomeno occupazionale, ma non è classificato come una condizione medica.

Nella nuova classificazione dell'OMS, il burn out è un fattore che influenza lo stato di salute o il ricorso ad assistenza sanitaria.

Pur non essendo una malattia, l'OMS lo classifica fra le ragioni che spingono le persone -in particolare i lavoratori- a rivolgersi ai servizi sanitari.

Il burn-out è definito in ICD-11 come segue:

“Il burn-out è una sindrome concettualizzata come risultante dallo stress cronico sul posto di lavoro che non è stato gestito con successo. È caratterizzato da tre dimensioni:

- Esaurimento emotivo (EE) - sensazione di esaurimento o esaurimento energetico;
- Depersonalizzatione (DP) - maggiore distanza mentale dal proprio lavoro o sentimenti di negativismo o cinismo legati al proprio lavoro; e
- Realizzazione Personale (RP) - sensazione relativa alla propria competenza e al proprio desiderio di successo.

Il burn-out si riferisce specificamente ai fenomeni nel contesto professionale e non dovrebbe essere applicato per descrivere le esperienze in altri settori della vita."

Il burn-out è stato incluso anche in ICD-10, nella stessa categoria di ICD-11, ma la definizione è ora più dettagliata.

L'Organizzazione mondiale della sanità sta per intraprendere lo sviluppo di linee guida basate sull'evidenza sul benessere mentale nei luoghi di lavoro.

OMS 2019

ICD 11 (International Classification of Diseases 11th Revision)

ICD-11 è stata rilasciata il 18 giugno 2018, gli Stati membri OMS inizieranno a presentare relazioni utilizzando l'ICD-11 il 1° gennaio 2022.

La classificazione internazionale delle malattie e dei relativi problemi di salute (ICD) è uno strumento per la registrazione, la comunicazione e il raggruppamento di condizioni e fattori che influenzano la salute. Contiene categorie per malattie, condizioni sanitarie e cause esterne di malattia o morte. Lo scopo dell'ICD è consentire la registrazione, l'analisi, l'interpretazione e il confronto sistematici dei dati di mortalità e morbilità raccolti in diversi paesi o aree e in momenti diversi. L'ICD viene utilizzato per tradurre le diagnosi di malattie e altri problemi di salute in un codice alfanumerico, che consente l'archiviazione, il recupero e l'analisi dei dati. L'ICD è diventata la classificazione diagnostica standard internazionale per tutti gli scopi epidemiologici generali e per molti scopi di gestione della salute. Questi includono l'analisi delle situazioni sanitarie generali dei gruppi di popolazione, il monitoraggio dell'incidenza e della prevalenza delle malattie e altri problemi di salute in relazione ad altre variabili, come le caratteristiche e le circostanze delle persone colpite. L'ICD è adatto anche per studi sugli aspetti finanziari di un sistema sanitario, come la fatturazione o l'allocazione delle risorse.

L'ICD si è evoluto negli ultimi 150 anni da un Elenco internazionale di cause di morte a un sistema di classificazione completo per l'uso in mortalità, morbilità, casemix, misurazione della qualità e sicurezza del paziente. Può essere utilizzato nelle cure primarie, secondarie e di ricerca. L'ICD viene utilizzato per allocare la maggior parte delle risorse sanitarie globali. Gli utenti dell'ICD includono medici, infermieri, altri fornitori di assistenza sanitaria, ricercatori, professionisti della gestione delle informazioni sanitarie, programmatori, operatori della tecnologia dell'informazione sanitaria, analisti, responsabili politici, assicuratori, organizzazioni di pazienti e molti altri.

L'ICD viene utilizzato in varie impostazioni con diversi livelli di risoluzione che vanno da un set di 100 codici a oltre 10.000 codici. Comprende quindi un framework informativo che contiene un insieme completamente specificato di concetti di salute e le loro caratteristiche e relazioni. L'ICD-11 garantisce coerenza con i casi d'uso tradizionali delle versioni precedenti dell'ICD, poiché è stato realizzato tenendo conto delle revisioni precedenti. Le analisi dei dati precedenti basate su versioni precedenti di ICD possono essere collegate alle analisi dei dati basate su ICD – 11.

Tutti gli Stati membri dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) dovrebbero utilizzare la versione più recente dell'ICD per la segnalazione di decessi e malattie (secondo un trattato internazionale, il "Regolamento sulla nomenclatura dell'OMS", adottato dall'Assemblea mondiale della sanità nel 1967). ICD-10 è stato tradotto in 43 lingue e ICD-11 è stato disponibile in tutte e 6 le lingue ufficiali dalla sua pubblicazione (inglese, francese, spagnolo, russo, cinese, arabo). La maggior parte dei paesi (115 nel 2017) utilizza il sistema per segnalare i dati sulla mortalità, un indicatore primario dello stato di salute.

L'ICD è progettato principalmente per la classificazione di malattie e lesioni. Tuttavia, non tutti i problemi o le ragioni per entrare in contatto con i servizi sanitari possono essere classificati in questo modo. Di conseguenza, l'ICD comprende una vasta gamma di segni, sintomi, risultati anormali, reclami e fattori sociali che rappresentano il contenuto delle registrazioni relative alla salute (vedere la sezione sulla morbilità). L'ICD può quindi essere utilizzato per classificare i dati registrati sotto rubriche come "Diagnosi", "Motivo dell'ammissione", "Condizioni trattate" e "Motivo della consultazione", che compaiono su una vasta gamma di cartelle cliniche da cui derivano le statistiche, per il trattamento, la prevenzione o la sicurezza del paziente. 

International Classification of Diseases (ICD)

CHAPTER 24 Factors influencing health status or contact with health services

QD85 Burn-out

Burn-out is a syndrome conceptualized as resulting from chronic workplace stress that has not been successfully managed. It is characterized by three dimensions:
1) feelings of energy depletion or exhaustion;
2) increased mental distance from one’s job, or feelings of negativism or cynicism related to one's job; and
3) reduced professional efficacy. Burn-out refers specifically to phenomena in the occupational context and should not be applied to describe experiences in other areas of life.

Exclusions: Adjustment disorder (6B43)
Disorders specifically associated with stress (BlockL1‑6B4)
Anxiety or fear-related disorders (BlockL1‑6B0)
Mood disorders (BlockL1‑6A6)

Test Maslach Burnout Inventory (MBI) - Christina Maslach e Susan Jackson 1981 (22 item)

Il Test è rivolto ai lavoratori del settore della salute e del servizio alla persona MBI-HSS e del settore dell’educazione MBI-ES ed in generale si può trasporre a tutte quei lavoratori a contatto con il pubblico.

Varianti:

MBI-HSS Maslach Burnout Inventory Human Services Survey (Settore della salute e del servizio alla persona) - Allegato
- MBI-ES Maslach Burnout Inventory Educators Survey (Settore dell’educazione) - Allegato

Il test MBI è un questionario costituito da 22 item che misura tre dimensioni relative alla sindrome del Burnout:

- 9 item misurano l’esaurimento emotivo (EE),
- 5 item misurano la depersonalizzazione (DEP), e
- 8 item misurano la realizzazione lavorativa (RL).

Il soggetto risponde a ciascun item su una scala a 7 passi (da 0 a 6) esprimendo la frequenza con cui ogni stato emozionale è stato sperimentato durante
l’ultima settimana (0 = mai, 6 = ogni giorno). Di conseguenza il test quantifica con uno score da 0 a 54 EE, da 0 a 30 DEP e da 0 a 48 RL.

Punteggi

0 = MAI
1 = QUALCHE VOLTA ALL'ANNO
2 = UNA VOLTA AL MESE O MENO
3 = QUALCHE VOLTA AL MESE
4 = UNA VOLTA ALLA SETTIMANA
5 = QUALCHE VOLTA ALLA SETTIMANA
6 = OGNI GIORNO

Domande

1. Mi sento emotivamente sfinito dal mio lavoro.
2. Mi sento sfinito alla fine della giornata.
3. Mi sento stanco quando mi alzo alla mattina e devo affrontare un'altra giornata di lavoro.
4. Posso capire facilmente come la pensano i miei pazienti.
5. Mi pare di trattare alcuni pazienti come se fossero degli oggetti.
6. Mi pare che lavorare tutto il giorno con la gente mi pesi.
7. Affronto efficacemente i problemi dei pazienti.
8. Mi sento esaurito dal mio lavoro.
9. Credo di influenzare positivamente la vita di altre persone attraverso il mio lavoro.
10. Da quando ho cominciato a lavorare qui sono diventato più insensibile con la gente.
11. Ho paura che questo lavoro mi possa indurire emotivamente.
12. Mi sento pieno di energie.
13. Sono frustrato dal mio lavoro.
14. Credo di lavorare troppo duramente.
15. Non mi importa veramente di ciò che succede ad alcuni pazienti.
16. Lavorare direttamente a contatto con la gente mi crea troppa tensione.
17. Riesco facilmente a rendere i pazienti rilassati e a proprio agio.
18. Mi sento rallegrato dopo aver lavorato con i pazienti.
19. Ho realizzato molte cose di valore nel mio lavoro.
20. Sento di non farcela più.
21. Nel mio lavoro affronto i problemi emotivi con calma.
22. Ho l'impressione che i pazienti diano la colpa a me per i loro problemi.

Modalità di scoring (*)
...

Modalita  scoring MBI
...

(*) Scoring proposta da Christina Maslach, possibili divergenze in letteratura sui valori in relazione al sesso, tipo di lavoro, altre variabili.

Vedi allegato

________

Il MBI è il test più diffuso per "misurare" il burn-out, una evoluzione del test MBI è l'Organizational Checkup System (OCS) di Michael Leiter e Christina Maslach.

L'Organizational Checkup System (OCS), la cui traduzione è stata rivista congiuntamente con gli autori Maslach e Leiter, rappresenta lo strumento di misurazione del burnout più aggiornato e si fonda su precisi presupposti teorici.
...

Riferimenti normativi

Si riporta la normativa che fa riferimento alla sindrome del burnout e alle sue modalità di prevenzione in ambito lavorativo. 

Il D.Lgs 81/08 “Attuazione dell’art. 1 della L. 3 agosto 2007 n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”, fa riferimento, in diversi articoli, alla tutela dai rischi psicosociali:

- Art. 2: (c. 1, lett. o) definizione di “salute” quale “stato di completo benessere fisico, mentale sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o di infermità”;

- Art. 15: tra le misure generali di tutela, è prevista:
(c. 1, lett. b) la “programmazione della prevenzione mirata ad un complesso che integri in modo coerente nella prevenzione le condizioni tecniche produttive dell’azienda nonché l’influenza dei fattori dell’ambiente e dell’organizzazione del lavoro”;
(c. 1, lett. d) “il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo”;

- Art. 28: oggetto della valutazione dei rischi:
(c. 1) “La valutazione… deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’Accordo Europeo dell’8 ottobre 20004…”;

- Art. 32: capacità e requisiti professionali degli addetti e dei responsabili dei servizi di prevenzione e protezione:
(c. 2) “…per lo svolgimento della funzione di RSPP …è necessario possedere un attestato di frequenza… a specifici corsi in materia di prevenzione e protezione dei rischi, anche di natura ergonomica e da stress lavoro correlato…”;

- Art. 174: obblighi del datore di lavoro (rischio VDT):
(c. 1) “il datore di lavoro …analizza i posti di lavoro con particolare riguardo… ai problemi legati …all’affaticamento fisico e mentale…”.

Il 9 giugno 2008 è stato firmato l’Accordo interconfederale per il recepimento dell’accordo quadro europeo sullo stress lavoro-correlato concluso l’8 ottobre 2004 tra UNICE/ UEAPME, CEEP e CES.

Il D.P.C.M. del 13/06/06 “Criteri di massima sugli interventi psicosociali da attuare nelle catastrofi” riporta, al punto 2, “…A prescindere dalla tipologia dell’evento catastrofico, è opportuno valutare a priori i fattori di rischio di un contesto emergenziale per poter prevenire i disagi di natura psico-fisica nei soccorritori. Una volta che gli operatori sanitari si troveranno ad intervenire sul luogo della catastrofe dovrà essere garantito il loro lavoro attraverso un’azione di monitoraggio volta ad individuare segni e/o sintomi di possibili condizioni di stress e/o di disturbi psichici”.

Il D.P.C.M. del 24/03/04 “Misure finalizzate al miglioramento del benessere organizzativo nelle pubbliche amministrazioni” impartisce indicazioni da seguire per “accrescere il benessere organizzativo”.

Il D.Lgs 66/03 “Attuazione delle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE concernenti taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro” prevede, all’art. 13, l’emanazione di un decreto con l’elenco “delle lavorazioni che comportano rischi particolari o rilevanti tensioni fisiche o mentali, il cui limite è di otto ore nel corso di ogni periodo di ventiquattro ore”.

Il D.Lgs 151/01 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità…”, all’art. 11 prevede, tra i rischi che occorre valutare, la “fatica mentale” (allegato C, lett. g). 43

Il D.Lgs 271/99 “Adeguamento della normativa sulla sicurezza e salute dei lavoratori marittimi a bordo delle navi mercantili da pesca nazionali, a norma della L. 31/12/98, n. 485”, all’allegato I riporta “…la fatica può essere provocata da fattori come il prolungamento di periodi di attività fisiche o mentali, riposo inadeguato, condizioni ambientali avverse, fattori fisiologici e/o stress o altri fattori psicologici…”; inoltre, sempre l’allegato I opera una “classificazione dei fattori di fatica collegati al gruppo”.

Il D.Lgs. 17/2010 “Attuazione della direttiva 2006/42/CE, relativa alle macchine  e  che modifica la direttiva95/16/CE relativa agli ascensori”, all’allegato I riporta:

1.1.6. Ergonomia
Nelle condizioni d'uso previste devono essere ridotti al minimo possibile il disagio, la fatica e le tensioni psichiche e fisiche (stress) dell'operatore, tenuto conto dei principi seguenti ell'ergonomia:
- tener conto della variabilita' delle dimensioni  fisiche, della forza e della resistenza dell'operatore,
- offrire lo spazio necessario per i movimenti delle parti del corpo dell'operatore,
- evitare un ritmo di lavoro condizionato dalla macchina,
- evitare un controllo che richiede una concentrazione prolungata,
- adattare l'interfaccia uomo/macchina alle caratteristiche prevedibili dell'operatore
...

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