Direttiva 2009/123/CE

Direttiva 2009/123/CE
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Direttiva 2009/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, che modifica la direttiva 2005/35/CE relativa all’inquinamento provocato d...

I numeri e gli impatti economici e ambientali delle attività estrattive nel territorio italiano. Le opportunità e le sfide nella direzione dell’economia circolare.
Intorno alle attività estrattive si giocherà nei prossimi anni una sfida di innovazione di grande interesse per il nostro Paese. Attraverso la chiave dell’economia circolare diventa infatti oggi possibile guardare in modo nuovo al futuro del settore delle costruzioni, anche per farlo uscire da una crisi che va avanti da nove anni. Attenzione, non si tratta di slogan o sogni ambientalisti, ma di processi già in corso in tante realtà europee e anche italiane, dove si sta concretamente dimostrando come oggi sia possibile ridurre il prelievo di materiali naturali, attraverso il riciclo e una progettazione attenta ai processi e alle prestazioni degli interventi. E che puntando su ricerca, innovazione e qualità dei prodotti si può tornare a far crescere imprese e occupati. Sono queste le ragioni per cui il nuovo Rapporto cave di Legambiente concentra la sua attenzione sulle opportunità e le scelte da intraprendere per il futuro del settore delle attività estrattive, e più in generale delle costruzioni in Italia. La sfida non è banale per arrivare a chiudere una stagione di scontro, inevitabile per i rilevantissimi impatti paesaggistici e ambientali che le attività estrattive producono e hanno prodotto nel territorio italiano.
I numeri del resto sono impressionanti.
Sono 2.012 i Comuni con almeno una cava attiva presente sul proprio territorio (il 25,1% dei Comuni italiani, seppur in leggero calo si tratta di un quarto del totale) e quasi 1.000 i Comuni che hanno almeno 2 cave.
Sono addirittura oltre 1.680 quelli con almeno una cava abbandonata o dismessa e 1.150 con almeno 2 siti.
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Legambiente 2017

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