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Vademecum Made green in Italy

ID 10371 | | Visite: 637 | Documenti Riservati AmbientePermalink: https://www.certifico.com/id/10371

Cover made green in Italy

Vademecum Made green in Italy

ID 10371 | 13.03.2020

Il presente vademecum illustra la disciplina dello schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell'impronta ambientale dei prodotti, denominato «Made Green in Italy» è istituito dall’art. 21, comma 1 della Legge n. 221/2015 (Collegato ambientale alla legge di stabilità del 2014) recante“Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali.

Il Vademecum risulta essere così strutturato:

Premessa
1. Schema nazionale volontario “Made Green in Italy”
2. Il regolamento per l’attuazione dello schema “made green in italy”
2.1 Elaborazione delle Regole di categoria di prodotto (RCP)
2.1.1 Come presentare richiesta per l’elaborazione delle proposta di RCP
2.2 Adesione allo schema “Made Green in Italy”
2.2.1 Come presentare la richiesta di adesione allo schema “Made Green in Italy”
3. Mappa descrittiva del Regolamento
4. Chi ottiene il logo “Made Green in Italy”
5. L’impronta ambientale e la metodologia PEF nello schema “Made Green in Italy”
6. Regole di categoria dell'impronta ambientale dei prodotti (PEFCR)
7. Prassi DM n. 56 del 21.03.2018
8. RCP in corso di validità

Excursus

Schema nazionale volontario “Made Green in Italy”

L’art. 21, comma 1 della Legge n. 221/2015 (“Collegato Ambiente”) recante “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali” prevede l’istituzione dello Schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell'impronta ambientale dei prodotti, denominato «Made Green in Italy», al fine di promuovere la competitività del sistema produttivo italiano nel contesto della crescente domanda di prodotti ad elevata qualificazione ambientale sui mercati nazionali ed internazionali. 

Tale schema adotta la metodologia PEF per la determinazione dell'impronta ambientale dei prodotti (PEF, Product Environmental Footprint), come definita nella raccomandazione 2013/179/UE della Commissione, del 9 aprile 2013.

La Legge n. 221/2015 prevede, inoltre, che le modalità di funzionamento di tale schema siano stabilite da un apposito Regolamento del Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, da emanare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della suddetta legge (2 febbraio 2016).

Con la messa a punto e l’implementazione dello Schema e del Regolamento previsti dall’art.21 della Legge 28 dicembre 2015 n. 221, si intendono perseguire i seguenti obiettivi (art. 21, comma 3):

a) promuovere, con la collaborazione dei soggetti interessati, l'adozione di tecnologie e disciplinari di produzione innovativi, in grado di garantire il miglioramento delle prestazioni dei prodotti e, in particolare, la riduzione degli impatti ambientali che i prodotti hanno durante il loro ciclo di vita, anche in relazione alle prestazioni ambientali previste dai criteri ambientali minimi di cui all'articolo 68-bis del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, introdotto dall'articolo 18 della legge n. 221/2015;

b) rafforzare l'immagine, il richiamo e l'impatto comunicativo che distingue le produzioni italiane, associandovi aspetti di qualità ambientale, anche nel rispetto di requisiti di sostenibilità sociale;

c) rafforzare la qualificazione ambientale dei prodotti agricoli, attraverso l'attenzione prioritaria alla definizione di parametri di produzione sostenibili dal punto di vista ambientale e della qualità del paesaggio;

d) garantire l'informazione, in tutto il territorio nazionale, riguardo alle esperienze positive sviluppate in progetti precedenti, e in particolare nel progetto relativo allo schema di qualificazione ambientale dei prodotti che caratterizzano i cluster (sistemi produttivi locali, distretti industriali e filiere) sviluppato con il protocollo d'intesa firmato il 14 luglio 2011 tra il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministero dello sviluppo economico e le regioni Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Lazio, Sardegna, Marche e Molise.

Il regolamento per l’attuazione dello schema “made green in italy”

Con il Decreto MATTM  21 marzo 2018 n. 56 - Regolamento per l’attuazione dello schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale dei prodotti, denominato «Made Green in Italy», di cui all’articolo 21, comma 1, della legge 28 dicembre 2015, n. 221. (GU  n.123 del 29-05-2018, entrato in vigore il 13 giugno 2018, è istituito il regolamento che stabilisce le modalità di funzionamento dello schema denominato “Made Green in Italy” finalizzato a promuovere i prodotti ad elevata qualificazione ambientale attraverso la concessione d’uso del logo “Made Green in Italy”. Per prodotti si intendono beni, servizi, prodotti intermedi o semilavorati.

 

Logo “Made Green in Italy”

made green in italy

L’attuazione dello schema prevede due fasi.

- Prima fase: elaborazione delle Regole di categoria di prodotto (RCP)
- Seconda fase: adesione allo schema “Made Green in Italy

Figura 1

Figura n. 1 – Attuazione Schema Made Green in Italy

Elaborazione delle Regole di categoria di prodotto (RCP)

Prima fase: elaborazione delle Regole di categoria di prodotto (RCP)

Affinché un’azienda possa aderire allo schema “Made Green in Italy” con uno o più dei suoi prodotti, è necessario che esistano le “Regole di categoria di prodotto” (RCP), ovvero i documenti contenenti indicazioni metodologiche che definiscono regole e requisiti obbligatori e facoltativi necessari alla conduzione di studi relativi all'impronta ambientale per quella specifica categoria di prodotto.

A proporre le RCP possono essere soggetti (privati o pubblici) costituiti da almeno tre aziende - di cui almeno una piccola e media impresa secondo la definizione fornita dal decreto del Ministro delle attività produttive del 18 aprile 2005 - che rappresentano la quota maggioritaria del settore della specifica categoria di prodotto per la quale si intende proporre l'elaborazione di RCP all'interno dello schema; per quota maggioritaria si intende oltre il 50% del fatturato riferito all'anno solare precedente alla proposta di RCP.

Poiché, dunque, l’adesione allo schema è limitata ai prodotti per cui esiste una Regola di categoria di prodotto valida, possono presentarsi due scenari:

- se per una specifica categoria di prodotto è stata definita una PEFCR in sede europea, questa deve essere recepita nella RCP che si intende elaborare ed integrata con i requisiti addizionali obbligatori e facoltativi;
- in caso contrario, viene elaborata una nuova RCP, a livello nazionale.

I documenti ufficiali resi disponibili dalla Commissione Europea utili per l’elaborazione delle RCP:

- Product Environmental Footprint Category 1 Rules Guidance 2 (Version 6.3 – May 2018) (documento-guida per l’elaborazione delle PEFCR e delle RCP)
- Elenco delle PEFCR europee (valide fino al 31/12/2020)

Adesione allo schema “Made Green in Italy”

Seconda fase: adesione allo schema “Made Green in Italy”

La richiesta di adesione allo schema può essere effettuata se:

- è disponibile e in corso di validità la RCP della categoria di prodotto in cui ricade lo specifico prodotto per cui si richiede l’adesione;
- il prodotto per cui si richiede l’adesione allo schema è classificabile come prodotto “Made in Italy” ai sensi della lettera v), comma 1, dell'articolo 2 del Decreto MATTM 21 marzo 2018 n. 56.;
- i documenti tecnici indicati in allegato II, punto 1 - numero 2) sono stati convalidati dopo essere stati sottoposti ad una verifica di parte terza indipendente con emissione dell’attestato.

...

Chi ottiene il logo “Made Green in Italy”

Lo studio di valutazione dell'impronta ambientale contiene, nello specifico, il calcolo dei valori degli indicatori ambientali relativi alle tre principali categorie di impatto individuate dalle relative RCP e del valore ottenuto per aggregazione dei tre principali indicatori di impatto attraverso normalizzazione e pesatura.

Tale valore viene confrontato con il valore del benchmark definito all'interno delle stesse RCP.

Il regolamento prevede una classificazione dei prodotti in tre classi di prestazione:

classe A, prodotti eccellenti che hanno una prestazione migliore rispetto al prodotto medio (benchmark);
classe B, prodotti con prestazioni uguali al benchmark;
classe C, prodotti con prestazioni peggiori rispetto al benchmark.

I prodotti che possono ottenere il logo “Made Green in Italy” sono quelli che presentano prestazioni ambientali pari o superiori al benchmark di riferimento (prodotti di classe A e di classe B).

I prodotti di classe C non possono ottenere l’uso del logo.

I prodotti di classe B possono ottenere l’uso del logo ma devono prevedere un piano di miglioramento da implementare nell’arco dei tre anni di validità della concessione d’uso.

L’impronta ambientale e la metodologia PEF nello schema “Made Green in Italy”

L’ impronta ambientale di un prodotto (inteso come “bene” o “servizio”, secondo la Norma ISO 14040:2006 sulla metodologia LCA – Life Cycle Assessement) è una misura fondata sulla valutazione delle prestazioni ambientali di un prodotto, analizzate lungo tutto il ciclo di vita, dall’approvvigionamnetodelle materie prime al fine vita, calcolate al fine di ridurre gli impatti ambientali di tale bene o servizio.

La Commissione Europea ha pubblicato la raccomandazione 2013/179/UE del 9 aprile 2013 che definisce un metodo unico europeo per la valutazione e comunicazione dell’impronta ambientale dei prodotti denominato Product Environmental Footprint - PEF.

Nell’ambito del progetto pilota Environmental Footprint (EF) della Commissione Europea sono state elaborate alcune PEFCR (Product Environmental Footprint Category Rules - regole di categoria relative all'impronta ambientale dei prodotti) ovvero delle regole, basate sul ciclo di vita, specifiche per tipologia di prodotto, che completano il metodo PEF identificando ulteriori requisiti per una data categoria di prodotto.

Lo schema “Made Green in Italy” adotta la metodologia PEF per la determinazione dell'impronta ambientale dei prodotti così come definita nella raccomandazione 2013/179/UE della Commissione del 9 aprile 2013.

Per la conduzione degli studi per la valutazione dell’impronta ambientale dei prodotti e per l’elaborazione delle RCP, lo schema nazionale adotta la metodologia PEF e le “linee guida PEF” ovvero linee guida, metodi, prescrizioni tecniche ed altri documenti di interesse comune sviluppati nell'ambito della applicazione pilota europea del metodo PEF e approvate nell'ambito del progetto PEF della Commissione Europea.

Le Regole finali sulla categoria dell'impronta ambientale dei prodotti (PEFCR) e le Regole settoriali sull'impronta ambientale delle organizzazioni (OEFSR) possono essere utilizzate per calcolare il profilo dell'impronta ambientale per prodotti e organizzazioni nell'ambito.

PEFCR e OEFSR finali vengono caricati quando finalizzati.

I PEFCR e le OEFSR sono stati sviluppati in base alla versione 6.3 della Guida alle regole della categoria dell'impronta ambientale dei prodotti e della Guida alle regole del settore dell'impronta ambientale dell'organizzazione (documenti aggiuntivi citati nei documenti di orientamento: allegato C e modello di inventario del ciclo di vita).

Regole di categoria dell'impronta ambientale dei prodotti (PEFCR- Product Environmental Footprint)

Elenco delle PEFCR europee (valide fino al 31/12/2020)

Tabella

Regole settoriali sull'impronta ambientale delle organizzazioni (OEFSR)

Tabella 1

...segue in allegato

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