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La tragedia di Vermicino del 10 giugno 1981 - Alfredo Rampi "Alfredino" (45° anno) / / Note organizzazione Protezione Civile 1970-82

La tragedia di Vermicino del 10 giugno 1981 - Alfredo Rampi "Alfredino" (45° anno) / / Note organizzazione Protezione Civile 1970-82
 
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  Newsletter n. 3228 del 13 Giugno 2026  
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Foto: Le operazioni di soccorso del piccolo Alfredo Rampi, caduto in pozzo artesiano nelle vicinanze di Roma il 10 giugno 1981 / Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco

La tragedia di Vermicino del 10 giugno 1981 - Alfredo Rampi "Alfredino" (45° anno) / Note organizzazione Protezione Civile 1970/82

ID 26446 | 12 Giugno 2026 / Tradegia di Vermicino - Estratto Magazine PC

Il 10 giugno 1981 Alfredo Rampi, un bimbo di 6 anni, sta tornando a casa, nella campagna intorno a Frascati. È pomeriggio, pochi metri lo separano dall’abitazione dei nonni, ma non vi farà ritorno. Allarmati dal ritardo, i genitori iniziano le ricerche del figlio. Alle 21.30 decidono di chiamare la Polizia, che interviene sul posto con unità cinofile.

Gli agenti localizzano il bambino intorno alla mezzanotte. I lamenti del piccolo Alfredo, per tutti Alfredino, provengono da un pozzo artesiano, coperto con un bandone di lamiera. Poco dopo arrivano da Roma anche i Vigili del Fuoco. Il pozzo è largo 30 centimetri e profondo 80 metri. Alfredino è bloccato a 36 metri. Subito si studia un modo per parlare al bambino, confortarlo, fargli capire che presto sarà libero. Viene calato nel pozzo un microfono. Per ore un Vigile del Fuoco cerca di tenere sveglio Alfredino e di non fargli perdere le speranze, raccontandogli storie e instaurando con lui un rapporto di fiducia.

Per eseguire uno scavo, necessario per le operazioni di soccorso, occorre con urgenza una trivella per cui viene lanciato un appello attraverso le emittenti radio-televisive. Alle 8.30 la trivella è disponibile e prendono il via i lavori. Nel frattempo, nella sede Rai di via Teulada iniziano ad arrivare le prime immagini dei soccorsi, con la voce del bambino catturata dal microfono calato nel pozzo. In chiusura del Tg1 delle 13.30 il bambino sta per essere tratto in salvo, ma purtroppo il tentativo di soccorso fallisce.

Il caso di cronaca locale, di cui si attende rapidamente il lieto fine, si trasforma quindi in un dramma partecipato, che si consuma sotto gli occhi di milioni di persone e stravolge i palinsesti per 18 lunghissime ore di diretta televisiva. L’emergenza di Vermicino tiene il Paese con il fiato sospeso, raccolto attorno a un lembo di terra dove i soccorritori provano il tutto per tutto per salvare il piccolo in una lunga sequenza di tentativi, in cui si alternano ottimismo e preoccupazione.

Il 12 giugno arriva a Vermicino anche il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, ed è ancora lì, accanto ai familiari del bambino, per l’ultimo disperato tentativo di trarre in salvo Alfredino. Sono le 5.02 del 13 giugno quando uno speleologo si cala nel pozzo, raggiunge il bambino e tenta di imbracarlo. Ritenta. Fallisce ancora. Quando torna in superficie annuncia ai genitori, all’Italia, che Alfredino è morto.

La tragedia di Vermicino segna una dolorosa e importante tappa nella nascita del moderno Servizio Nazionale, che parte dalla presa di coscienza dei limiti del sistema dei soccorsi e della necessità di un maggior coordinamento delle risorse coinvolte nella gestione emergenziale.

Questa e altre emergenze - come il terremoto dell’Irpinia - alimentano il dibattito civile e culturale che porterà al superamento del vecchio assetto operativo e alla nascita, nel 1982, del Ministro per il Coordinamento della Protezione Civile e del Dipartimento della Protezione Civile, nell’ambito della Presidenza del Consiglio.

Foto: Le operazioni di soccorso del piccolo Alfredo Rampi, caduto in pozzo artesiano nelle vicinanze di Roma il 10 giugno 1981 / Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco

Alfredo - Rampi
Alfredo Rampi "Alfredino" - 1981

Fonte: Dipartimento della Protezione Civile

Video: La storia siamo noi

Video: La storia siamo noi
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La figura del Ministro per il Coordinamento della Protezione Civile (oggi Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare del Governo)

La Legge n. 996 del 1970 disponeva che in caso di grave emergenza il Presidente del Consiglio dei Ministri potesse nominare un Commissario.

Con il decreto-legge 12 novembre 1982 n. 829 / conversione Legge n. 938 del 1982, viene formalizzata la figura del Ministro per il Coordinamento della Protezione Civile. La ratio di questa legge è quella di prevedere una sorta di “commissario permanente”, pronto a intervenire in caso di emergenza. In questo modo si evita che ogni volta debba essere individuato un soggetto diverso con il compito di costruire la “macchina organizzativa”.

Il Ministro per il Coordinamento della Protezione Civile si avvale del Dipartimento della Protezione Civile, istituito sempre nel 1982, nell’ambito della Presidenza del Consiglio dei Ministri con Ordine di Servizio del 29 aprile. Invece di istituire un apposito Ministero, con una struttura burocratica e di pari rango rispetto agli altri Ministeri, si sceglie di creare un organismo snello, sovra-ministeriale, capace di coordinare tutte le forze di cui il Paese può disporre.

Il Dipartimento della Protezione Civile raccoglie informazioni e dati in materia di previsione e prevenzione delle emergenze, predispone l’attuazione dei piani nazionali e territoriali di protezione civile, organizza il coordinamento e la direzione dei servizi di soccorso, promuove le iniziative di volontariato e coordina la pianificazione d’emergenza, ai fini della difesa civile. La protezione civile si muove ormai lungo quattro direttrici principali: previsione, prevenzione, soccorso, ripristino della normalità.
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Il Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare del Governo ha il ruolo politico, il ruolo tecnico e gestionale è del Capo Dipartimento della Protezione Civile.

Dipartimento Protezione Civile

L'ultima modifica all'organizzazione interna del Dipartimento della Protezione Civile è in vigore dal 1° febbraio 2025 ed è intervenuta con un decreto del Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare firmato il 18 dicembre 2024 con cui è stato anche abrogato il precedente decreto.

Il Dipartimento si articola in Uffici e Servizi. Alle dirette dipendenze del Capo del Dipartimento operano il Servizio segreteria del Capo Dipartimento, l’Ufficio Stampa, il Servizio Comunicazione, il Servizio rapporti ed iniziative istituzionali, Il Servizio attività giuridica e normativa, il Servizio del contenzioso e della trasparenza, l’Unità organizzativa competente nelle funzioni connesse al PNRR e la Struttura temporanea di supporto connessa al fenomeno del bradisismo nell’area dei Campi Flegrei. Nell'esercizio delle sue funzioni, il Capo del Dipartimento si avvale di un Dirigente di prima fascia con compiti di consulenza, studio e ricerca e di un Consigliere giuridico.

Al fine di evitare soluzioni di continuità nell’esercizio di coordinamento del Servizio Nazionale (Decreto Legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, noto come Codice della Protezione Civile) e di direzione del Dipartimento, il Vice Capo Dipartimento sostituisce il Capo del Dipartimento nei suoi compiti e responsabilità in caso di assenza, vacanza o impedimento, esercitando specifiche funzioni direttamente delegate dal Capo del Dipartimento.

L'Ufficio gestione delle emergenze supporta il Capo del Dipartimento nel coordinamento e nella direzione unitaria delle attività in emergenza.
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Collegati
Decreto Ministro Protezione Civile e Politiche del mare del 18 dicembre 2024

Decreto Legislativo 2 gennaio 2018 n. 1
Decreto-Legge 12 novembre 1982 n. 829
Legge 8 dicembre 1970 n. 996



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