Linee guida monitoraggio acque sotterranee in impianti produttivi

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Temi: Ambiente , Acque

Linee guida ARPAT 2019

Linee guida per la predisposizione di una rete di monitoraggio delle acque sotterranee in impianti produttivi

ARPAT, 07 maggio 2019

Uno strumento operativo utile a realizzare e mettere a regime una rete di monitoraggio qualitativo delle acque sotterranee in corpi idrici a media e bassa permeabilità.

L'impatto di un'attività produttiva sulle matrici suolo e sottosuolo è normalmente riflesso nella qualità delle acque sotterranee superficiali dove con questo termine, nella maggior parte dei casi, non si intende la falda utilizzata per gli emungimenti, spesso ubicata in acquiferi profondi ma le acque sotterranee presenti nell’immediato sottosuolo dell’area, in equilibrio con la pressione atmosferica. Queste acque sotterranee vanno a saturare il primo strato di terreni (falda freatica o libera) situato al di sotto della zona vadosa e sono praticamente sempre presenti anche in terreni a bassa permeabilità. In zona satura l’acqua tende a riempire la porosità della roccia dividendosi in acqua di ritenzione, praticamente immobile, e acqua gravifica, mobile a seguito di variazioni del gradiente idraulico. La determinazione del gradiente idraulico permette di definire anche la direzione di scorrimento del flusso acquifero. Dove le condizioni di circolazione delle acque (permeabilità) non permettono un flusso significativo il corpo idrico è conosciuto con il termine tecnico di “aquitardo”. La totale assenza di circolazione delle acque nel sottosuolo è un evento eccezionale, verificato solo in presenza di terreni a dominante argillosa (acquicludo) dove è assente la componente di acqua gravifica e molto bassa la capacità trasmissiva del mezzo poroso.

Eventuali punti occulti di rilascio di contaminanti nel suolo/sottosuolo rappresentano sorgenti puntuali di non facile identificazione mediante prelievo di campioni di terreno. Invece, una contaminazione nel suolo superficiale o profondo, anche se estremamente puntuale, con il tempo tenderà a trasferirsi, per lisciviazione, nelle acque sotterranee del primo livello saturo sottostante distribuendosi e allargandosi secondo le direzioni imposte dal gradiente idraulico. Se la sorgente di rilascio del contaminante è alimentata o comunque lisciviata con continuità, la contaminazione delle acque sotterranee tenderà ad allargarsi rendendo più semplice la sua identificazione mediante il campionamento da pozzi di monitoraggio ambientale. In caso di terreni a bassissima permeabilità e/o bassi gradienti idraulici il movimento del contaminante solubilizzato nelle acque sotterranee avverrà essenzialmente per diffusione in tutte le direzioni; in terreni permeabili si svilupperà invece un pennacchio di contaminazione, allungato secondo la direzione di scorrimento della falda. L’estensione del pennacchio sarà tanto più accentuata quanto maggiore è la permeabilità del terreno e il valore del gradiente idraulico.

In genere le acque freatiche si rinvengono in terreni a profondità che raramente superano i 20m e sono sempre presenti anche in litologie caratterizzate da medio-basse permeabilità (aquitardi). Una rete di monitoraggio efficiente e ben progettata permette l’identificazione dei rilasci accidentali occulti di contaminanti nel sottosuolo prevenendo nel tempo l’instaurarsi di contaminazioni diffuse difficilmente rimediabili. Il monitoraggio periodico qualitativo di questa matrice rende quindi possibile e particolarmente efficace il controllo degli impatti delle attività

Linee Guida per la predisposizione di una rete di monitoraggio delle acque sotterranee in impianti produttivi produttive su suolo e sottosuolo fornendo anche i requisiti per accertare le eventuali misure necessarie al ripristino delle condizioni di qualità precedenti all’inizio dell’attività produttiva. L’eventuale necessità di monitorare corpi idrici più profondi potrà essere presa in considerazione solo nel caso di chiare evidenze di contaminazione delle acque freatiche o in presenza di condizioni tali da far presupporre immissioni di contaminanti nelle falde profonde attraverso i pozzi presenti sul sito.

Il monitoraggio periodico qualitativo si realizza mediante la predisposizione di un congruo numero di stazioni di monitoraggio (pozzi di monitoraggio) e la pianificazione di attività di campionamento idonee alla ricostruzione di un modello idrogeochimico sito-specifico (Relazione Idrogeologica). Tutte le attività produttive che comportano movimentazione, lavorazione e stoccaggio di sostanze atte a modificare in modo deletereo (“compromissione o deterioramento significativi e misurabili”, art.452bis e 452quater, Cod.Pen.2015) la qualità del suolo e del sottosuolo e di conseguenza delle acque sotterranee (art.208, AIA, Dlgs 36/03 etc.) devono provvedere a realizzare una rete di monitoraggio delle acque sotterranee.

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INDICE
1.0 PREMESSA
2.0 INTRODUZIONE
3.0 DEFINIZIONI
4.0 VALUTAZIONE DELLO STATO DI QUALITÀ DELLE ACQUE SOTTERRANEE
5.0 RICOSTRUZIONE DEL MODELLO IDROGEOCHIMICO SITO-SPECIFICO
5.1 Relazione Idrogeologica Preliminare
5.2 Relazione Idrogeologica Conclusiva
6.0 I POZZI DI MONITORAGGIO DELLA FALDA
6.1 Caratteristiche dei pozzi di monitoraggio
6.2 Misure piezometriche
6.3 Specifiche tecniche per la dismissione di pozzi
7.0 SPURGO DEL POZZO DI MONITORAGGIO
7.1 Spurgo volumetrico
7.2 Spurgo dinamico
8.0 ESECUZIONE PROVA DI FALDA A POZZO SINGOLO
9.0 MISURA IN CAMPO DEI PARAMETRI CHIMICO-FISICI
9.1 Conducibilità
9.2 Temperatura dell’acqua
9.3 Potenziale redox (Eh, ORP)
9.4 pH
9.5 Ossigeno disciolto
10.0 CAMPIONAMENTO
10.1 Prescrizioni di carattere generale
10.2 Criteri generali per la scelta della procedura di campionamento
10.3 Procedura di campionamento
10.4 Prelievo del campione
11.0 BIBLIOGRAFIA
ALLEGATI
Allegato 1 – Scheda pozzo di monitoraggio
Allegato 2 – Scheda per l’esecuzione della prova di falda
Allegato 3 – Scheda per il campionamento

Fonte: ARPAT

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